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Il nostro giardino felice può anche essere soltanto un geranio

Paolo Pejrone racconta le piante che ama e le antipatiche La gioia dell’orto sta nella cura, nel mettere le mani in terra

Pejrone è il gentiluomo che fa venir voglia di correre a comprarsi un geranio da mettere sul davanzale, se non si ha di più. E intanto sognare un pezzo di terra per farci l’orto, con i fagiolini, i pomodori, le melanzane e le patate. L’orto felice, per mettere nella terra le mani e non i veleni, magari scegliendo le fragoline, più resistenti dei fragoloni. Un giardino felice è pieno di memorie di chi ci ha insegnato o con cui ci siamo scambiati le piante.

L’architetto-giardiniere che ha creato giardini per gli Agnelli e per i Rotschild, nel cortile d’onore di Palazzo Ducale ha proposto, e in molti rinsaldato, questa filosofia di vita - se vogliamo chiamarla così - fatta di gioie semplici, di cura del verde, di pazienza, tenacia, anche di scelte difficili «quando dobbiamo abbattere un albero per far vivere meglio gli altri».

Paolo Pejrone al Festivaletteratura arriva da amico e richiama un pubblico fedelissimo e preparato. Tanto che al momento finale delle domande, dal pubblico si levano le risposte prima ancora che lui apra bocca.

Pejrone con una spalla d’eccezione, Emanuela Rosa-Clot, direttrice delle riviste Gardenia e Bell’Italia, parla di “Giardino felice (e nuovo) in tempo di crisi”. Ed ecco l’esempio del geranio ben curato. Seguono consigli che Pejrone distribuisce da sempre: prato non all’inglese, ma italiano, con le erbe che ci sono. E non importa se d’estate diventa color cotoletta, poi basta rasarlo e alla prima pioggia tornerà verde. L’acqua, ecco, quella sì oggi va risparmiata. Ma non è un male visto che «alberi bellissimi nei giardini muoiono affogati, colpiti ogni notte da una doccia fra le 3 e le 4. Sento dire: un colpo di vento mi ha fatto cadere il cedro del Libano. Per forza: aveva le radici marce».

Rosa-Clot gli chiede se ci sono piante che gli sono antipatiche. «Sì la Photinia Red Robin, rosacea con le foglie rosse, che consente a tutti siepi robuste e dio poco prezzo. Ma ormai la si vede dappertutto. Peggio ancora il Prunus Pissardi che io amavo da bambino per i suoi frutti acidissimi, ma ormai viene messo nei cimiteri con i suoi fiori rosa». Ci sono invece erbe e arbusti che Pejrone ama molto. Una è l’Erba Aloisia o Luisa (Lippia Citriodora), che arrivò dal Perù nel Cinquecento. «E’ una pianta da regalare e ricevere». Al termine un ragazzo in maglietta blu chiederà a Pejrone un consiglio per la fidanzata. «Una rosa, le scrivi: ci sono anche le spine. Oppure due gerani. O il rosmarino: è buonissimo purchè ci sia anche l’arrosto». Cioè il fidanzato da tenersi stretto.

Al castello di Masino (Torino) del Fai, Pejrone ha fatto piantare settemila piante di Spirea Van Houttey, così il giardino si trasforma in una nuvola bianca e profumata. «Piace moltissimo per le foto degli sposi».

In realtà ognuno deve innamorarsi delle “sue” piante, quelle che crescono bene, perché un bel giardino, un giardino felice, è anzitutto un giardino sano.

«Se poi qualche pianta non cresce bene nonostante le nostre cure, meglio regalarla e mandarla via».

Che dire dei giardini pubblici, adesso che imperversano le spending review? «Purtroppo in Italia non ci sono i soldi per i giardinieri, ma ci sono per i diserbanti». Come deve essere un parco aperto al pubblico? «Senza cespugli. A Parigi avevano fatto un bellissimo labirinto, ma si possono immaginare gli incontri. Si è dovuto lasciare tutto in chiaro».

A proposito di Francia, Pejrone ha citato una legge per cui i giardini sia pubblici che privati possono chiedere il giudizio di una severa commissione. Chi è ritenuto degno, viene detassato e protetto: niente pale eoliche a meno di 4-5 km e anche i vicini hanno limiti nel costruire. Francia e Spagna investono molto nei giardini, «l’Inghilterra, con la sua prosopopea imperiale, è stata superata. L’Italia è insieme alla Grecia. Basta andare a Ventimiglia e a Mentone: pochi chilometri e cambia tutto».

Così, tra i nuovi impegni di Pejrone c’è la vicepresidenza di una nuova associazione di parchi e giardini (perché non detrarre dalle imposte anche gli investimenti in giardini oltre al rifacimento del bagnodi casa?) e la riapertura dell’Orto di Santa Croce in Geruslemme a Roma. «Avevo rifatto l’Orto del convento. Era considerato tra i “da vedere” a Roma. Ma è durato 5 anni».

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