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Il futuro dei giovani: messaggio di speranza da Mario Calabresi

Il direttore de “La Stampa” ospite dell’Ordine dei medici Il libro parla degli zii al lavoro in un ospedale ugandese

MANTOVA. Sala degli Stemmi gremita per ascoltare le parole di Mario Calabresi, giornalista e scrittore, direttore de La Stampa di Torino. Un racconto di speranza per i giovani di oggi che fanno fatica a pensare al futuro, ad avere dei sogni, che si intreccia con quello di chi giovane lo era negli anni Settanta. Un libro dal titolo lungo: "Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa" con un sottotitolo ancora più lungo, "Storie di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi", edito da Mondadori da pochissimi giorni tanto che a Mantova è stata la prima presentazione.

«Ho scritto questo libro per rispondere alle domande che mi fanno i ragazzi dei licei quando mi invitano ai loro incontri - ha detto l'autore -. Si chiedono a cosa serve studiare? A cosa serve avere dei sogni? Il messaggio va a quei ragazzi che oggi vogliono trovare il coraggio di vedere fuori da quel negativo che li circonda, che riescono a trovare uno spazio anche là dove dicono loro che di spazio non ce n'è».

La speranza per i giovani nel libro di Calabresi Il direttore de La Stampa presenta a Mantova il suo nuovo libro: una serie di storie, a partire da quella degli zii che a suo tempo andarono a lavorare in un ospedale dell'Uganda. (video Di Gangi)

All'appuntamento, organizzato dall'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Mantova, presieduto da Marco Collini, di giovani non ce n'erano, ma il messaggio è stato forte. «Di questi tempi non emigrano i più poveri ma quelli che hanno studiato di più - ha detto il presidente dell’Ordine -. La Lombardia è la prima terra di migrazioni». Il medico mantovano ha poi ricordato i tanti colleghi e il personale infermieristico che lavora a titolo volontaristico negli ospedali africani e padre gesuita Paolo Dall'Oglio sequestrato in Siria, di cui non si hanno notizie.

La storia principale del libro è quella di Gianluigi e Mirella, rispettivamente ginecologo e pediatra, che si sposano a Milano nei primi anni Settanta, subito dopo la laurea, giovanissimi. Decisamente singolare la loro lista di nozze: attrezzature da sala operatoria per un reparto maternità che andranno a costruire in Uganda. L'autore, figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato a Milano nel 1972, vittima del terrorismo durante gli anni di piombo, amico dei Medici con l'Africa Cuamm, conosce questa storia da quando è bambino perché i protagonisti sono i suoi zii, Gianluigi Rho e Mirella Capra, sorella della madre, che per tanti anni hanno lavorato per il Kizito Hospital a Matany in Karamoja, poverissima regione nel Nord Est dell'Uganda, teatro di sanguinosi e recenti conflitti che hanno tragicamente avuto come protagonisti anche i bambini.

«Ho voluto raccontare questa storia ai giovani di oggi perché la storia dei miei zii ha fatto la differenza nella loro vita e in quella degli altri - ha detto Mario Calabresi -. Dopo quarantacinque anni sono andato in Uganda dove loro hanno fondato quell'ospedale dal niente e che oggi, in un luogo poverissimo, è un'eccellenza». Il titolo è tratto da una lettera che la zia scrisse ai parenti dopo il suo primo viaggio nei luoghi dove aveva deciso di andare a vivere con il marito. Il ricavato della vendita del volume servirà a formare le trenta ostetriche che andranno a gestire i piccoli centri per le mamme e i bimbi della Karamoja, in Uganda.

Paola Cortese

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