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Quando la radio annunciò la fucilazione del vescovo

Una notizia infondata comunicata da un’emittente sviezzera. Smentita dallo stesso monsignor Menna che la ricevette da un sacerdote

MANTOVA. Radio Monteceneri ha dato notizia che in ambienti vaticani corre voce della fucilazione, da parte dei patrioti, del vescovo di Mantova. Quanto fosse sbalorditiva ma ancor più infondata la notizia poteva dimostrarlo chi la riceveva da un sacerdote, lo stesso monsignor Domenico Menna. Era la mattina di sabato 12 maggio 1945,a guerra finita da appena 4 giorni in Europa e dal 25 aprile a Mantova. L’emittente svizzera aveva creato, invece, preoccupazioni vere se, nel pomeriggio stesso, un macchinone americano si fermava in piazza Sordello e nel palazzo vescovile entrava monsignor Patrick Carroll Abbing, delegato dal papa Pio XII a seguire gli aiuti alle popolazioni. Riferiva che a Milano si era in pensiero per altre voci diffuse: che Mantova fosse tappezzata di scritte anti-vescovo e che al Te Deum, in duomo, Menna fosse stato fischiato.

Il rito di ringraziamento era stato celebrato il 1° maggio e, a testimone che nulla invece era accaduto, il vescovo poteva chiamare addirittura il governatore militare alleato della Lombardia, colonnello Charles Poletti. Dopo la visita ufficiale, Poletti lo aveva seguito in chiesa e, alla fine della cerimonia, accompagnato fino all’auto, con una folla di fedeli che si inginocchiavano al passaggio. Particolari questi che escono dal diario di monsignor Menna, custodito dall’Archivio storico diocesano e reso pubblico dalla cura di monsignor Stefano Siliberti. Quelle pagine offrono contributi cronistici, marginali e poco conosciuti, sui giorni della Liberazione, tra il 23 e il 25 aprile. La visuale è quella di piazza Sordello e dei sacerdoti, soprattutto canonici della cattedrale, che andavano ad informare il vescovo. Così, a mezzogiorno del lunedì 23, don Mario Ghirardi, cappellano militare riferiva: fascisti in fuga bruciano i documenti, i tedeschi abbandonano le caserme, subito saccheggiate. Passava la notte con l’esplosione del ponte di San Giorgio saltato in aria, fragoroso commiato dei tedeschi e, alle 11 del 24, monsignor Arrigo Mazzali annunciava due inviati del vice-questore Citella (rimasti sconosciuti): invitavano ad esporre dal poggio del palazzo un panno bianco, anche per “prevenire qualche atto inconsulto del popolino contro il vescovo, bombe a mano per esempio. Le autorità se ne sono andate, la città è del Comitato di Liberazione”.

Ne avesse bisogno o meno, a convincerlo per il panno bianco, come aveva già fatto il Seminario, dalle 13 sfilavano in palazzo i monsignori Pericle Aldini, Renato Montanari, Giulio Caleffi, Giuseppe Scaini, Giuseppe Regonini, Gaetano Cabrini, Augusto Annibaletti, convinti di attendere insieme l’arrivo degli alleati, dato per imminente. Fino a sera e notte, invece niente, così per tutta la mattina del 25. Rientrato in palazzo da Sant’Andrea, dove aveva celebrato le Litanie Maggiori, trovava chiuse tutte le imposte: partigiani armati lo avevano ordinato al personale. Altri quattro armati, introdotti da don Feliciano Righetti, si presentavano per reclamare i materiali della Mantova Sportiva che, dalla sede sinistrata dell’Opera Balilla, in via Solferino, erano stati messi al sicuro in Seminario.

Domanda: chi vi manda? Quelli per rispondere vanno in Questura da Citella e tornano con l’autorizzazione, rilasciando ricevuta. Con tutto quanto stava accadendo, a maglioni, magliette e attrezzature non si rinunciava a pensare.

In primo piano nel diario del vescovo appariva don Dino Pegorini, parroco della distrutta Cittadella perché “il Seminario è diventato il campo di battaglia dei Democratici cristiani, giovani e signorine vanno e vengono, ha fatto occupare dai democratici il Dopolavoro di piazza Virgiliana e quello di Belfiore. Stava preparando un proclama, al quale pose mano anche don Luigi Longhi. Forse sono spacconate, che racconta senza averle fatte”. Veniva il giovedì 26 e, svegliato dal sonnellino alle 13.40: “È un delirio. Ogni sorta di sparo sale da ogni parte. Si sentono le grida di gioia dei bambini, molti si baciano. Suonano il campanone della torre, le campane di Santa Apollonia e di Santa Carità, poi del Duomo e di Sant'Andrea. Esposto il tricolore in palazzo. La guerra è finita”. Gli alleati erano entrati nel pomeriggio del 25 aprile. (r.d.a.)

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