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LA MOSTRA

Andreani, il visionario che cambiò il volto a un pezzo di Mantova

Inaugurazione venerdì 6 novembre alle Fruttiere di Palazzo Te per la rassegna dedicata al grande architetto del Novecento 

MANTOVA. Aldo Andreani, un architetto visionario nato a Mantova nel 1887, affascinato da Gaudì senza essere mai stato a Barcellona, e dai templi indù di quell’India dove non andò mai. Eppure guardando quel palazzo-castello meraviglioso e stranissimo che è la Camera di commercio di Mantova si ritrovano chiarissime queste suggestioni, come pure quelle del neomedievalismo del suo maestro Camillo Boito, fratello del compositore Arrigo. O ancora i richiami al secessionismo viennese.

Siamo all'inizio del Novecento, un secolo che Andreani attraversa fino al 1971, anno della sua morte. Un periodo tutto da riscoprire con le sue aperture intercontinentali, i tuffi nel passato, il rigore tecnico. Da domani, e fino al 31 gennaio 2016, le Fruttiere di Palazzo Te ospitano la mostra Aldo Andreani architetto, che sarà inaugurata oggi alle 17, presenti la figlia Carla, le nipoti, i discendenti del fratello pittore Arrigo e i parenti Risi, proprietari della Casa di Giulio Romano in via Poma, che lo stesso Andreani restaurò.

Perché la mostra. La mostra su Andreani è l'occasione per conoscere un aspetto diverso di Mantova, nel pieno del suo boom alla vigilia della prima guerra mondiale. Ma è di più: organizzata dalla Triennale di Milano su un’idea del Politecnico di Milano e dello Iuav di Venezia, testimonia la grandezza di questo architetto e la voglia del capoluogo lombardo di studiare il proprio Novecento. Ma Andreani oggi incuriosisce il mondo dell'architettura per i suoi molteplici interessi culturali - studiò violino e il fratello violoncello - che mischiava nelle proprie creazioni in uno stile immaginifico e opulento, tanto diverso dal razionalismo dei suoi colleghi. Un modo di essere artista su più fronti, molto contemporaneo. Roberto Dulio del Politecnico e Mario Lupano dello Iuav che paragonano Andreani a un giocatore d’azzardo che punta sempre sul numero sbagliato, hanno svolto su di lui una ricerca che non era mai stata fatta.

Finora all'architetto mantovano erano stati dedicati due numeri monografici di riviste, negli anni Ottanta, quando l'architetto fu per la prima volta rivalutato da Fulvio Irace e da Angelo Torricelli, che compaiono con propri contributi anche nel libro Aldo Andreani (Electa), a cura di Dulio e Lupano, che accompagna la mostra. Un lavoro durato alcuni anni e impossibile prima che la figlia Carla decidesse di depositare i disegni di Andreani all'Archivio dei progetti dell'università Iuav di Venezia. Il visitatore della mostra verrà colpito dai disegni, che ricordano il Piranesi per i dettagli e la resa dell’atmosfera, un mondo che in questo caso è l'immaginario dell'autore.

La mappa. All’ingresso c'è una grande mappa di Mantova sulla quale sono proiettate frecce che indicano le realizzazioni di Andreani nella sua città. Poi, oltre ai disegni, ci sono fotografie a colori di Maurizio Montagna. Dopo la Camera di commercio, che i mantovani ben conoscono e vivono nella sua Loggia del Grano, si possono vedere la Casa Schirolli-Bulbarelli sul Rio, Villa Risi di Pietole, Villa Zanoletti a Volta Mantovana, la Rocchetta di Bosisio Parini, splendide abitazioni che ricordano - ma con fantasia più fervida - certe residenze di campagna inglesi e ancora il Palazzo Fidia in via Mozart a Milano e la vicina Esedra del complesso Sola Busca.

Fotografie alternate ai disegni davvero belli di opere realizzate e altre no, come il progetto di una via monumentale che prolungando corso Pradella avrebbe collegato, anche in sopraelevata, il Teatro Sociale con la lunetta dei Martiri a Belfiore. O il progetto per trasformare la chiesa di Cittadella a Mantova in un santuario. Palazzo della Ragione è invece come lo restaurò Andreani in stile medievale, mentre le bombe cancellarono il suo lavoro per San Francesco.

La personalità. E qui si entra nella personalità di Andreani e nei suoi rapporti difficili con la committenza. Il padre di Aldo, Carlo, era ingegnere capo del Comune di Mantova, e il nonno Ippolito Andreani un capo cantiere poi costruttore e infine impresario teatrale che costruì il Teatro Nuovo Andreani (il cinema fu chiuso meno di vent’anni fa). La carica del padre indubbiamente favorì il giovane Aldo che però piacque subito e cominciò a progettare prima ancora di diplomarsi all'attuale Politecnico a Milano. Il suo capolavoro, la Camera di commercio, fu inaugurata nel 1914, villa Zanoletti è del 1909, del ’12 le case Nuvolari e Risis e il mausoleo dei marchesi Sordi al cimitero del Frassino. Il conflitto mondiale bloccò la sua carriera e nel dopoguerra, cambiati i gusti, Andreani non riuscì a imporre il suo stile.

Milano. Si fece imprenditore e investì i suoi beni nel centralissimo quartiere dei giardini Serbelloni a Milano che - come si vede dai disegni - comprendeva palazzi e parco con piano di tipo urbanistico. Un progetto, splendido e monumentale, che riflette l’influenza che ebbe su di lui il periodo trascorso a Roma, con i palazzi barocchi e le grandi scenografie. Andreani realizzò l'esedra e due palazzi (il Fidia è considerato un capolavoro) e Antonioni vi ambientò Cronaca di un amore con Lucia Bosè, ma subì un fallimento economico. I lavori. La sua produzione è ricchissima, dai piani regolatori alle sistemazioni di spiagge per grandi hotel in Liguria e a Taormina, dove reinventa un intero promontorio. Sembra un moderno paesaggista. E non disegna solo gli edifici, ma le cancellate, le scale interne, i mobili, le lampade, persino i tessuti. E si dedica anche alla pubblicità delle calze da donna in seta. Andreani immagina una grandeur mantovana con il palazzo dei sindacati (oggi detto dell'Agricoltura), per il quale non otterrà l'incarico. E pensa Milano come New York, lanciata nel futuro, ma con la bellezza e il rigore italiano, con il palazzo delle assicurazioni Toro. Ma i committenti lo sostituiscono in corso d'opera e il suo progetto viene semplificato e concluso da altri. Però piazza San Babila mantiene in parte l'immagine che Andreani voleva dare al cuore nuovo di Milano.

L’ultimo periodo. Importante l'ultimo periodo di Andreani, soprattutto scultore. Era stato allievo all'accademia di Brera di Adolfo Wildt, a cui fu attribuito l'Orecchio gigante. «Invece era suo. Fotografando la parte nascosta, sono comparse - racconta il professor Dulio - le iniziali A.A.». Esposti un torso di donna, Manto e il busto di Jia Ruskaia, che fondò a Roma l'Accademia nazionale di danza. La stessa Ruskaia che era stata ritratta dall'amica Ghitta Carell, la fotografa dei grandi architetti italiani del Ventennio.

Maria Antonietta Filippini

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