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Successo e applausi per “Lo Scrigno e l’anima”

L’appuntamento di Società della Musica, ospitato nello Spazio Studio Sant'Orsola di Mantova ha rammentato con una singolare azione musicale e teatrale, la figura di un maestro che, pur oggi non...

L’appuntamento di Società della Musica, ospitato nello Spazio Studio Sant'Orsola di Mantova ha rammentato con una singolare azione musicale e teatrale, la figura di un maestro che, pur oggi non eseguito con particolare frequenza, è stato fondamentale per la scuola violinistica europea, conducendo da un lato, è stato detto, niente meno che a Paganini e, in territorio d'Oltralpe a Rode, Kreutzer ed altri che ebbero a coltivare la tradizione strumentale in un ambito stilistico che all'inizio dell'Ottocento era orientato ad un intrattenimento finemente aristocratico e di ricercata spettacolarità.

Viotti, nato in Piemonte nel 1755 e scomparso a Londra nel 1824, dopo una vita piuttosto movimentata che da quella terra che a quel tempo appartenente al Regno di Sardegna lo condusse in Svizzera, Germania e poi in Francia a Parigi e quindi nel Regno Unito, fra incarichi prestigiosi ed un'attività concertistica non lunga ma intensa e di alta qualità, divenne celebre ed influente e lasciò di sé una traccia decisamente rilevante, unendo sapienza, gusto e pieno possesso della tecnica violinistica in particolare, sia come esecutore che come compositore. Al punto che molti anni dopo perfino Brahms avrebbe speso parole assai lusinghiere all'indirizzo del suo Concerto in la minore per violino e orchestra.

"Lo scrigno e l'anima", titolo di questo spettacolo giunto a Mantova per la produzione di Teatro Lieve e la scrittura documentata ma mai pedante di Giovanni Mongiano - anche attore nel ruolo dell'anziano Viotti, accanto ad Anna Mastino - si soffermava sugli ultimi giorni del musicista a Londra nella casa dei coniugi Chinnery, amici di vecchia data, raccontandone lo spegnimento e la gloria passata, tra ricordi e sereno abbandono, fra timidezze e momenti d'orgoglio, in una sottolineatura quanto mai umana di un musicista consapevole del proprio talento ma pronto a ritrarsi nel suo mondo ormai sfiorito. E sullo sfondo alcune pagine giovanili e mature per quartetto d'archi, ben eseguite dal Quartetto Viotti formato da Franco Mezzena, Nancy Barnaba, Luca Ranieri e Maria Cecilia Berioli, abile anche nei brevi interventi attoriali e capace di sottolineare le qualità di questo maestro che seppe affacciarsi con una misura di semplice comunicativa sul mondo romantico, e sui suoi primi fremiti carichi di bellezza ed idealità.

Perciò le due repliche dello spettacolo (sabato sera e domenica pomeriggio) hanno ricevuto consensi unanimi e meritati dal numeroso pubblico che ha riservato al bravo e sensibile Giovanni Mongiano in particolare, un riconoscimento estremamente caloroso. (a.z.)

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