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Sepúlveda: «Mantova è sempre stata capitale della cultura»

Folla per lo scrittore che presenta il libro di Mateo-Sagasta «Se gli organizzatori mi invitano tornerò per il ventennale»

MANTOVA. Luis Sepúlveda tornerà al Festivaletteratura per il ventennale, dopo essere stato presente ai suoi esordi? «Se mi invitano, verrò molto volentieri». Il sindaco Mattia Palazzi, venuto a salutarlo, ammicca sorridendo. E Luca Nicolini, presidente del comitato Festivaletteratura, chiede allo scrittore: «Davvero? Però devi avere una idea per noi, un evento speciale». Sepúlveda sorride e già sta immaginando la sopresa. Accanto a lui la moglie Carmen e il suo editore, Luigi Brioschi di Guanda, che - ci racconta - scoprì Sepulveda nella primavera 1992 leggendo «sull’Espresso la recensione de Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, pubblicato in Francia da una piccola editrice. Mi colpì il linguaggio, la freschezza, avertii una voce nuova, che è sempre rimasta inconfondibile». Stiamo intervistando lo scrittore cileno davanti alla Loggia del Grano dove presenterà Alfonso Mateo-Sagasta e il suo Camminerai con il sole, che ha definito il più bel libro di lingua spagnola degli ultimi anni. Sepúlveda abita in Spagna, parla italiano, ha vissuto in Francia. Un europeo con quale cittadinanza?
«Sono tedesco».
Del Cile, dove è nato, ha fatto parte della scorta di Allende, è stato incarcerato, esiliato, riammesso, oggi cosa dice?
«E’ una strana democrazia, molto limitata».
Il suo ultimo libro, “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà”, è una favola come “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, del 1996, che fu un successo mondiale.
«Le mie favole sono per bambini dagli 8 agli 88 anni. Dando voce agli animali, si capiscono di più i comportamenti umani».
Il libro precedente era L’avventurosa storia dell’uzbeko muto, un altro titolo curioso.
«E’ la storia di un cileno che va a Mosca per frequentare l’università (sucesse a Sepúlveda ragazzo, ndr), quando c’era l’Urss, ma la sua facoltà è in Uzbekistan, dove non capiscono il suo russo e si infrange il suo sogno di vivere nella Patria del comunismo».
E ora sta scrivendo un nuovo libro?
«Sarà pronto fra due mesi. Si sviluppa dal 1917, con la rivoluzione bolscevica in Russia, al 2010: si parte dall’Ucraina e si arriva in Cile. E’ la storia di un miserabile, un assassino che lascia ovunque una scia di sangue».
Perché sostiene Alfondo Mateo-Sagasta?
«E’ un amico e ha raccontato un eroe al contrario, uno spagnolo che passa con i Maya e combatte per loro. Attraverso lui, Alfonso guarda la Conquista dalla parte dei conquistati, entra con lui nei loro valori, nel loro modo di vivere. Conoscere l’otro, l’altro, ci cambia, ci fa crescere. Io sono curioso del diverso».
Anche dei profughi che arrivano in Europa? La Ue esploderà o troverà una soluzione? Cosa dovrebbe fare?
«Tollerenza, tolleranza, e solidarietà. L’Europa in passato si è protesa in tutto il mondo con ondate di emigrazione. Questa crisi verrà superata se i cittadini reagiranno ai muri, alzeranno la voce. C’è stato un inizio felice quando è nata l’Unione europea, poi i vertici hanno inglobato altri Paesi senza un dibattito tra la gente, per far maturare una decisione condivisa. Poi la crisi economica ha minato le conquiste sociali (scuola, sanità, previdenza), ma non era colpa della gente. Semmai dei banchieri. Ora i cittadini devono essere di nuovo protagonisti. Non ho un buon giudizio dei politici».
Torniamo a Mantova, capitale italiana della cultura 2016. Ha qualche consiglio da dare?
«Mantova è sempre stata capitale della cultura, qui ci si parla, la città è bellissima, viva, accogliente. Deve rimanere quello che è».
Il Festivaletteratura ha qualcosa di diverso dagli altri, che lei ha poi frequentato?
«Il pubblico! In altre città, gli spettatori ascoltano, sono attenti, rispettosi, ma un po’ distanti. A Mantova è un abbraccio, la gente ti avvicina, ti racconta, ti domanda».
A Gijon, nelle Asturie, dove lei abita ci sono festival letterari?
«C’è la Semana Negra, ma ce n’era un altro, il Salone del libro ibero-americano e io ero tra gli organizzatori, è durato 14 anni, poi è arrivata un’amministrazione comunale di estrema destra ed è stato chiuso, ufficialmente per problemi economici».(Maria Antonietta Filippini)