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Mantova capitale italiana della cultura Contemporaneo e Rinascimento: dialogo a palazzo

Inaugurato a Palazzo Te il progetto “Un sogno fatto a Mantova” tra le sculture di Giacometti e bestiario di Rivalta

di Luca Ghirardini

MANTOVA. Un ghepardo si aggira nei giardini dell’esedra di Palazzo Te, mentre un rinoceronte si guarda attorno nel primo cortile della villa giuliesca, entrando nella quale si incontra un cavallo bianco, ma non nella sala dei Cavalli, dove invece spiccano due affusolate figure umane. Proseguendo, ci si imbatte in un uomo spigoloso, mentre uscendo scorrono le immagini di processioni di varia umanità. Se, poi, si volesse arrivare fino a Palazzo d’Arco, nel giardino ecco materializzarsi un orso, che guarda sospettoso chi gli si avvicina.

È una dimensione onirica quella che si potrà ammirare a Mantova fino al 13 novembre. Chiaramente, non si tratta di animali e persone in carne ed ossa: sono le sculture e i video che fanno parte della prima parte del progetto Un sogno fatto a Mantova, ideato da Cristiana Collu - direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma e componente del comitato scientifico del Centro internazionale di Palazzo Te - e curato dal critico d’arte Saretto Cincinelli.

Un progetto nel quale, per ora, si gioca con la contrapposizione del contemporaneo all’antico. Le sculture femminili nella sala dei Cavalli (Femme de Venise VI e Grande donna) sono opere di Alberto Giacometti, prestate dal museo diretto da Cristiana Collu, che, intervenendo ieri all’inaugurazione ufficiale al Teatro Bibiena, ha annunciato che la collaborazione con il Centro Te non si fermerà qui. La scultura Fall III dell’inglese Antony Gormley è giocata sulla trasformazione del corpo (lo stesso corpo dell’artista) in volume statico, geometrizzato. I video Parade e Dance del belga Hans Op de Beeck, mostrano a passo di danza una sfilata di persone e una processione rallentata di passanti, che impongono, a conti fatti, una riflessione sulla vita. Ed eccoci al “bestiario”: sono quattro opere a grandezza naturale realizzate da Davide Rivalta, quasi dei ritratti, visto che l’artista a lungo ha studiato direttamente gli animali, durante safari fotografici.

Che significato hanno queste opere e la loro collocazione? Stefano Baia Curioni, presidente del Centro Te, ha spiegato che il titolo del progetto deriva dal libro scritto da un autore francese che, a Mantova per la grande mostra sul Mantegna del 1961, non era riuscito a trovare posto in albergo. «Non è una mostra - ha sottolineato Baia Curioni -, è una sperimentazione espositiva. È come quando ci si alza la mattina dopo un sogno, i cui frammenti, inizialmente non collegati, gradualmente si ricompongono. E così, in un luogo come Palazzo Te, talmente bello da essere un’autolegittimazione del potere, si può vedere con occhio diverso: le opere creano uno spazio attorno a loro, mostrando una dimensione diversa della potenza».

La sfida è quella di mettere in relazione l’arte contemporanea con i capolavori del passato: «Relazionarsi con l’arte del passato è più facile - rileva il presidente del Centro Te -; più difficile è farlo con l’arte contemporanea, magari commentando “questo ero capace di farlo anch’io”. Più difficile ancora se le due arti vengono collegate. Superare questa diffidenza è però possibile, coma ha dimostrato anche la mostra di Stefano Arienti in corso alle Fruttiere».

In realtà, gli animali di Rivalta sarebbero dovuti essere cinque - ha ricordato Cristiana Collu -, ma non è stato possibile realizzare il dromedario. Un’assenza ritenuta significativa, come l’origine stessa dell’animale che manca. E comunque - ha fatto notare Saretto Cincinelli - si tratta di animali senza basamento, apparizioni nel palazzo, con nulla che li stacchi dall’ambiente circostante.

A conti fatti, cosa aggiunge a Mantova la mostra aperta ieri? Lo stesso sindaco Mattia Palazzi si è interrogato: «Quando si governa una città-capolavoro come Mantova, ci si chiede cosa si possa fare di più, o se sia meglio limitarsi alla valorizzazione e conservazione dell’esistente. Ebbene - ha affermato Palazzi -, credo che non si debba solo contemplare e conoscere la città, bisogna provare a rileggerla. Quante volte la maggior parte dei mantovani ha visitato il Ducale o il Te? Molti li danno per scontati, li vedono come spazi dove non entrano. Invece devono diventare “luoghi”, che hanno bisogno del pensiero dei cittadini. E il grande sforzio che il nuovo Centro Te sta facendo, va in questa direzione».

Lo sforzo di questi mesi, in effetti, è importante, vista la quantità di eventi in programma. Ma una spiegazione di questa mole di lavoro è arrivata proprio da Cristiana Collu: «Quando mi hanno proposto di collaborare con il Centro - ha ricordato -, mi sono sentita molto lusingata. È un impegno importante, che ho accettato perché ciò che desideriamo è fare la differenza».