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77 Million Paintings: luci e proiezioni, Brian Eno sabato “trasforma” il Te

Baia Curioni: "immagini suggestive sulle Peschiere. E nelle Fruttiere ci sarà un’installazione di colori"

MANTOVA. Brian Eno sarà a Mantova sabato 25 giugno per inaugurare la sua opera “77 Million Paintings for Palazzo Te”. Conosciutissimo nel mondo comes star della musica, è da molto tempo anche un artista visuale, che unisce musica, colori, luci, performance.
 
Quello che si vedrà sabato, con inizio dalle 20-21 e per tutte le altre notti fino al 2 luglio, sarà insomma un evento e per essere sicuri di trovare posto conviene comprare il biglietto in prevendita (www.vivaticket.it). Lo spettacolo apparirà sulla facciata del palazzo con la Loggia di Davide che si affaccia sulle Peschiere, di notte sono particolarmente suggestive. Sarà un diluvio di colori e di immagini che si generano come quadri di arte astratta.
Il pubblico troverà posto su seggiole, cuscini, puff posti nell’Esedra e da lì ammirerà il grande caleidoscopio.
Il prezzo di ingresso è quello normale di Palazzo Te: 12 euro, ridotti a 8 per i residenti a Mantova, più i consueti sconti per categorie.
 
 
Martedì 21 giugno è iniziato il lavoro di montaggio di tutta la struttura che servirà per la performance di Brian Eno. Ne parliamo con Stefano Baia Curioni, il presidente del Centro internazionale di Palazzo Te.
 
Anzitutto, come mai Brian Eno?
 
«Ne avevo sentito parlare, non più solo come musicista. Mi sono confrontato con Francesca Colombo, che fa parte del nostro comitato scientifico e che lo conosce. Nel comitato ho voluto tutte le arti e Francesca è stata direttrice del festival musicale Mito e sovrintendente del Maggio Fiorentino. Lo ha contattato. Mantova gli è piaciuta subito, ma abbiamo dovuto rinunciare a un suo progetto comprensivo di vari concerti, era per noi troppo impegnativo. Questo invece ci è sembrato perfetto, in accordo con il Museo di Palazzo Te e grazie a un contributo di Eni».
 
Come sarà?
 
«Sulle Peschiere avremo questa proiezione di immagini che cambiano continuamente, si formano e si dissolvono, si trasformano. Durerà circa un’ora e mezza. Nello spazio in fondo alle Fruttiere invece ci sarà un’installazione di colori di Brian Eno, nella penombra, accompagnata dalla musica di The Ship, il suo ultimo disco. Questa stanza di colori e suoni resterà per tre settimane».
 
Dunque la facciata di Giulio Romano è stata scelta da Brian Eno come tela su cui prenderà vita un’opea d’arte. Come?
 
«L’installazione visiva 77 Million Paintings avrà un fronte di proiezione di 70 metri di base per 13,5 m di altezza, cioè tutta la facciata sul giardino. Ci saranno 5 Videoproiettori 2K (risoluzione simile a quella dei cinema) da 35.000 Ansi/lumen ognuno con tecnologia Dlp a 3 chip, in modo da creare un’opera d’arte in continuo mutamento».
 
Si userà la modalità softage, che permette la sovrapposizione sfumata delle immagini». Dove saranno posizionati i videoproiettori?
«A circa 100 metri dalla facciata, su una torre montata vicino alla cancellata dell’Esedra. La regia sarà corredata da un mixer grafico in grado di gestire i segnali della workstation che supporta il software di gestione delle immagini, ideato da Brian Eno».
 
Perché l’Esedra?
 
«Finora è una posizione poco sfruttata e che invece vorrei sperimentare in vista di un possibile utilizzo del giardino indipendente dal palazzo. Non proprio come un parco aperto, ma come spazio da godere. 
Dopo Brian Eno, in luglio avremo Virgilio Sieni con la danza e tantissimi giovani. Palazzo Te lo vedo come luogo di sperimentazione».
 
La contaminazione fra villa del Rinascimento e arte contemporanea non è una novità. Già l’ex assessore Marco Tonelli aveva portato artisti nella Camera dei Giganti, di Amore e Psiche e nella Sala dei Cavalli.
 
«Certamente, è una forma di dialogo ormai consolidata. A me personalmente piace un accostamento delicato e in forma di narrazione come quello ideato da Cristiana Collu, che pure ho voluto nel comitato scientifico. 
Con le sculture di Giacometti nella sala dei Cavalli si crea quasi una provocazione, una punzecchiatura, una messa in dubbio dell’autocelebrazione del potere che i Gonzaga facevano attraverso la narrazione sulle pareti dipinte. La giustificazione del proprio potere è un fenomeno che si ripete nei secoli».

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