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Appello europeista da Eno che illumina il Te

Il musicista amareggiato per la Brexit: «Sono arrivato qui da europeo, me ne vado da inglese: non ripetete il nostro errore»

MANTOVA. «Vi prego, non fate il nostro stesso errore». È un Brian Eno amareggiato quello che incontra la stampa prima di illuminare di luci le Peschiere di Palazzo Te. Vuole dire alcune cose prima di rispondere alle domande: «Questa per me rimarrà un’installazione memorabile per tre motivi: un posto magnifico, persone squisite e il fatto che sia arrivato a Mantova da europeo e me ne vada da inglese».

Mantova, Brian Eno trasforma Palazzo Te con The Ship e 77 million paintings

Il sì alla Brexit, per lui è stato «un terribile shock: sono sempre stato fortemente europeista, l’Europa ha significato benessere e bellezza. Ma pare che per il 52% dei britannici questo non sia importante». L’inventore della musica d’ambiente vede nero: «Non so quale sarà il futuro dell’Inghilterra e della stessa Europa, anche alla luce della stupida campagna elettorale alla quale ho assistito. Temo che ora tutte le destre europee possano compromettere quell’unità che era stata raggiunta in 60 anni di lavoro».

Brian Eno ridisegna Palazzo Te a Mantova

E qui Brian Eno lancia il suo appello: "Siamo in una fase di grande crisi: purtroppo per il Regno Unito il gioco è fatto, non ripetete il nostro errore. Se in un Paese qualcosa non andava, era facile attribuire tutte le colpe all’Europa». E il musicista fa anche i nomi: Rupert Murdoch (il magnate australiano dei mezzi d’informazione) e i partiti di destra. In chiusura, un’autocritica e un secondo appello: «Le persone come me, che vivono in una bolla, pensavano che Brexit non potesse accadere, invece si è avverato. Forse avrei potuto fare qualcosa di più per evitarlo. Ma se voi credete nell’Europa, fate qualcosa: non lasciate che la destra prevalga».

Eno è arrivato a Mantova tre giorni fa e si è subito immerso nel suo lavoro: «È sempre stato il primo ad arrivare a l’ultimo ad andarsene da Palazzo Te, anche alle 2.30 di notte» ha rivelato Francesca Colombo, del comitato scientifico del Centro Te, che ha avuto l’idea di invitare l’artista inglese. Un ritmo di lavoro che, tuttavia, gli ha impedito di conoscere bene la città. «Cosa penso di Mantova? - ha risposto a una domanda della Gazzetta -. Ho conosciuto meglio di chiunque altro le toilette di Palazzo Te, ho scoperto che è impossibile trovare una lavanderia aperta al sabato pomeriggio, che in albergo non c’è il ferro da stiro, che ci sono tante zanzare e tanta umidità. Ah, naturalmente, che è la città più bella del mondo... E che tornerò a visitarla quando sarò libero da impegni di lavoro».

Due le installazioni alle quali ha lavorato Brian Eno: quella sonora, The Ship, allestita nelle Fruttiere, e quella visiva, 77 million paintings for Palazzo Te, che si è disvelata ieri sera, appena l’oscurità lo ha consentito. Una combinazione di 400-500 immagini che il computer seleziona, per proiettarle sulla facciata del Te, visitabile fino al 2 luglio. «Sono circa 70 milioni di combinazioni, non riuscirò mai a vederle tutte e mai si riuscirà a vederne una uguale» ha concluso Eno. Un modo inusuale e unico per ammirare la villa giuliesca.