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Il successo dell’evento-Eno fa pensare a un’esedra aperta

Mantova. Il presidente del Centro: «Vogliamo ripetere ogni anno qualcosa di simile E si può studiare il modo per fare del giardino un luogo fruibile dai cittadini»

MANTOVA. Un grande successo, che incoraggia a insistere, e all’occorrenza rilanciare, per il futuro: la grande affluenza di pubblico di queste sere a Palazzo Te per ammirare le installazioni di Brian Eno - 77 Million Paintings e The Ship - induce a pensare che questo tipo di evento non resterà isolato. «È stata una bella occasione per sperimentare un diverso rapporto con il palazzo da parte dei cittadini - commenta Stefano Baia Curioni, presidente del Centro internazionale di arte e di cultura di Palazzo Te -. Un palazzo come bene comune, proprio il tema della mostra ideata da Cristiana Collu che si aprirà in settembre. E se oggi molti fanno operazioni di marketing visuale sui monumenti, il progetto di Brian Eno aveva il giusto garbo, non era invasivo, ma poeticamente lento: ci è sembrato adatto».

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E così i mantovani hanno invaso il giardino dell’esedra: tante le famiglie, i bambini, non è mancato chi quasi ha organizzato un pic nic o ha approfittato del punto ristoro. «Ma sempre in modo rispettoso - sottolinea il presidente -: nessuno ha lasciato cartacce in giro, se l’evento ha avuto un esito di questo tipo, il merito va anche ai mantovani. Altrove probabilmente non si sarebbe potuto organizzare. Anche Brian Eno lo ha capito bene, al punto da acconsentire al prolungamento di un giorno senza costi aggiuntivi». L’esperienza, quindi, si potrà ripetere? «Penso che ogni anni si possa organizzare un lavoro che si metta in relazione con lo spazio - conferma Baia Curioni -. Lo stesso Eno ci ha fatto sapere che non esclude, in futuro, di poter tornare a collaborare. E sarebbe bello poter demonumentalizzare l’esedra, facendone uno spazio fruibile. Certo, ci sono delicati passaggi istituzionali da affrontare, se ne può parlare».

Nei giorni scorsi, va ricordato, si è chiusa la prima mostra del nuovo corso del Centro Te, Quadri da un’esposizione, curata da Stefano Arienti. Anche di questa, Baia Curioni traccia un bilancio: «È stato positivo fare uscire le opere dai depositi e aprire un dibattito su come utilizzarle in futuro. Arienti ne ha usufruito con gioia e grazia, e molte persone glielo hanno riconosciuto». Non tutti, però. «Certo, alcuni artisti si sono lamentati per il fatto che le loro opere siano state incluse nel lavoro di qualcun altro - ammette il presidente -. È stata una scelta di Arienti, al quale mi sono affidato. Forse è stata toccata qualche sensibilità, mi dispiace e spero che col tempo si possa superare il problema. Di certo - conclude Baia Curioni - bisogna lavorare per fare in modo che anche il pubblico che viene per ammirare Giulio Romano sia invogliato a fruire anche del resto dell’offerta del palazzo».

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