Quotidiani locali

l'evento

San Martino ricorda con una mostra l’epoca di Cül dal Sac

Il Comune di San Martino dall’1 al 18 settembre propone nella chiesa di Castello la mostra Cül dal Sac Produzioni: a 25 anni da un'esperienza singolare e plurale

SAN MARTINO. Senza internet e social intellettuali e artisti conoscevano bene la strada per raggiungere San Martino dall'Argine e ritrovarsi al Cül dal Sac dove, nel vecchio cinema, Massimo Pisani e Gianni Canali, ormai un quarto di secolo fa, predisponevano eventi espositivi e performativi sempre di grande interesse.

Per ricordare quell’originale esperienza il Comune di San Martino dall’1 al 18 settembre propone nella chiesa di Castello la mostra Cül dal Sac Produzioni: a 25 anni da un'esperienza singolare e plurale. «Correva l'anno 1991 quando, quasi per caso, si fonda il Cül dal Sac Produzioni nel vecchio cinema teatro di piazza Ferrante Aporti, conosciuta da sempre come al cül dal sac - racconta Massimo Pisani, oggi artista affermato che vive e lavora in Spagna -. San Martino dall'Argine, e soprattutto il suo cinema, diventa così la sede dove la rappresentazione, o messinscena, trova un punto d'incontro col mondo dell'Arte. Il caveau teatrale e l'inquadratura cinematografica, quindi, diventano il campo e l'area dove si svolge il fatto inteso come accadimento, non evento effimero e circostanziale, ma sostanziale anche se di breve durata».

Il Cül dal Sac Produzioni si manifestava come un libero luogo di scambio, di transito, un campo di lavoro. «Funzionava come un organismo che si sviluppa, cresce e muore - aggiunge Pisani -. Muore giovane forse, ma lascia un'indicazione, un modo di agire e di affrontare anche in modo ludico, il problema fondamentale della frattura tra Arte e società».

Durò così solo quattro anni, con attività intensa, auto-finanziata e auto-gestita, quell'esperienza inedita per il contado mantovano, ma, si concluse nella certezza di aver lasciato un segno nella coscienza di chi ha avuto l'opportunità di vivere quei momenti. «Nel 1991 termini quali ideare, progettare e produrre possedevano ancora le tangibili declinazioni dell'homo faber: disegnare, ciclostilare, spedire, imbullonare, saldare, incidere, inchiodare, assemblare - scrive Donato Novellini -. La tecnica non era ancora tracimata in tecnologia e pixel. In quell'ex cinema merlato-ghibellino, l'enclave ludica creata da Pisani e Canali seppe coniugare suggestioni avanguardiste con l'autarchico criterio artigianale della bassa padana, con le ritualità popolari di questo terracqueo ed umido microcosmo di confine. Anche le implicazioni concettuali, volutamente declinate in organizzata creatività o in dissacrante citazionismo, traevano forza vitale da un'attitudine operosa, ironica, sovente concretizzata in momenti di festosa complicità con i non addetti ai lavori. Proprio questo aspetto empatico ed inclusivo, lontano dall'autoreferenzialità dei circuiti artistici à la page e dell'ansiolitica tirannide “dell'evento”, rende retrospettivamente unica quell'esperienza».

Tra i momenti entrati a far parte dell'immaginario collettivo vanno ricordati almeno i “10 Burri inediti”, i “Depero”, la “Transbiennale”, l'autoproduzione di nocino e i “Fardelli”.

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista