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I Principi a tavola tra pezzi rari e i riti delle Corti 

Castello di San Giorgio. Aperta la mostra sullo spettacolo del mangiare. Percorso di tre secoli dai Gonzaga a Maria Teresa

MANTOVA. Alcuni pezzi sono rarissimi, altri quasi unici, al punto che i prestatori hanno assicurato che per i prossimi 50 anni non verranno più concessi. Un buon motivo per approfittare della possibilità di ammirarli fino al 17 settembre al Castello di San Giorgio, dove dal 21 aprile è aperta la mostra “Ecco il gran Desco splende”-Lo spettacolo del mangiare, l’evento espositivo di punta per il 2017 del complesso museale di Palazzo Ducale.

Mangiare? E' uno spettacolo. La mostra nel castello di San Giorgio Il direttore della Reggia, Peter Assmann, presenta la mostra "Ecco il gran Desco splende” - Lo spettacolo del mangiare (video Di Gangi)

Un tema scelto in collegamento con la designazione della Lombardia Orientale come Regione europea della gastronomia (Erg) 2017, ha ricordato il direttore della Reggia, Peter Assmann, nella presentazione alla stampa. E proprio per poter aprire la mostra in tempo utile, tutti coloro che hanno collaborato all’allestimento hanno dovuto lavorare sodo, ricevendo i complimenti da parte dei curatori.

Lo spettacolo del mangiare, ha spiegato il curatore Johannes Ramharter - che aveva ricoperto lo stesso ruolo anche per la mostra dedicata al Dürer - era quello del Principe: i convivi a palazzo non erano per tutti, ma per vedere il Principe mangiare. Il Castello diventava palcoscenico di questa rappresentazione quasi teatrale e proprio in alcune sale del Castello sono raccolte le testimonianze dei fasti delle Corti dal Cinquecento al Settecento, con un allestimento che David Palterer e Norberto Medardi hanno voluto caratterizzare con moquette che attutiscono i rumori, alternanze di colori scuri e chiari, rumori di fondo al posto della musica.
La prima sala mostra subito gli effetti del mangiare (o della sua mancanza) con due dipinti che raffigurano un uomo grasso e uno scheletrico, ma ci sono anche un’antica tromba - perché la musica era componente fondamentale dei convivi-, un quadro che raffigura il mercato, i primi libri di cucina e posate provenienti da un monastero austriaco, pezzi unici.

Si procede, incontrando nella seconda sala Vincenzo Gonzaga, il Principe, in cima alla scala gerarchica. Vicino al quadro, costumi ispirati all’epoca, realizzati negli anni ’50 per la Staatsoper di Vienna e una tavola apparecchiata con pezzi in arrivo da un museo di Salisburgo, piatti in metallo. Di nuovo, un richiamo alla musica, con un quadro di musici, strumenti e il libretto di un lavoro di Monteverdi. La lunga sala successiva ci ricorda che i Gonzaga - ha sottolineato Paola Venturelli - erano tra i principali committenti degli artigiani milanesi specializzati nella realizzazione di coppe e posate con le pietre dure, di cui si possono ammirare splendidi esempi. Ma non mancano le ceramiche, nelle quali Mantova era specializzata, destinate alle credenze dei Gonzaga, probabilmente alle loro dimore suburbane. Spicca, inoltre, uno splendido bacile per le abluzioni, utilizzato nell’intervallo tra una portata e l’altra, visto che i cibi si mangiavano con le mani. E chi porgeva al Principe la salvietta per asciugarsi era un privilegiato.

La sala delle sorprese ricorda il periodo in cui a tavola imperavano gli automi (in mostra c’è un elefante) ed altri elementi fatti per stupire, come un particolarissimo albero, opera di alta oreficeria prestata dal castello austriaco Esterházy, e i quadri in stile Arcimboldo.

Procedendo avanti nel tempo, si arriva alla sala dedicata a Maria Teresa d’Austria, con le sue posate da viaggio, porcellane tedesche e una sezione che ricorda i prodotti importati dalle Americhe, dalla zucca alla patata.

Verso l’uscita, un’intera sala di gradevoli nature morte e tre schermi che rimandano le immagini di Palazzo d’Arco, del Museo Diocesano e di Palazzo te, altri luoghi cittadini che evocano lo spettacolo del cibo: «I turisti visitano prima il Ducale - ha spiegato Assmann - e noi cerchiamo di promuovere gli altri musei». La sorpresa finale: uno spaccato sull’arte di piegare i tovaglioli.

La mostra del Castello è allestita anche per invogliare i turisti a visitare un complesso museale che, ha ricordato il direttore, nei primi tre mesi dell’anno ha già superato i numeri di un 2016 da record e che nei giorni pasquali ha staccato 6.400 biglietti.

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