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I musei, nuove cattedrali E gli architetti si confrontano 

Affollatissimo l’incontro di ieri in sala di Manto nell’ambito della rassegna I punti di vista dello spagnolo Malgado e del portoghese Carrillo da Graça

I musei sono le nuove cattedrali, molte città sono diventate famose più per i capolavori di architettura contemporanea - come il Guggenheim di Frank Gehry a Bilbao - che per i tesori esposti. Mantova Architettura ieri ha voluto parlarne mettendo a confronto due maestri attivi nei restauri di monasteri, musei, resti archeologici: lo spagnolo di Navarra Francisco Malgado, e il portoghese Joao Luis Carrillo da Graça. Due architetti dalla sensibilità poetica, uno atteso come più disposto a mettersi in gioco, l’altro più astratto, entrambi alla ricerca di una perfezione formale nel religioso rispetto del bello naturale o costruito che già c’è.
Eduardo Souto de Moura che ha introdotto i due relatori dopo il saluto del direttore di Palazzo Ducale, Peter Assmann, ha proprio fatto notare come oggi le famiglie vanno al museo la domenica. In Portogallo perché è gratis, i padri divorziati per stare con i loro bambini, senza correre pericoli. Ma non c’è da ridere, la domanda mette in discussione l’offerta, obbliga a riflettere, a interrogarsi.
E i due relatori hanno offerto una carrellata delle loro opere, alcune realizzate, molte altre soltanto pensate perché ai concorsi, ha ammesso il portoghese, “arrivo sempre secondo”. Ma la bellezza dei suoi progetti abbinata al lavoro senza il risultato concreto era evidentemente un monito per gli studenti a progettare sempre, dare aria alla propria creatività.
Certo il tema “Museo e città” faceva pensare a spunti validi per il dibattito in città, come peraltro il sindaco Mattia Palazzi aveva suggerito all’inaugurazione di Mantova Architettura. Ma così non è stato. Anzitutto i posti sono limitati, per quanto l’immensa Sala di Manto fosse piena. Non sono i tendoni da 500, 800 posti del Festivaletteratura, non è piazza Castello. Del resto se ci fosse un biglietto da pagare, quanti andrebbero? E sarebbe giusto lasciare fuori proprio gli studenti? Il successo di Mantova Architettura pone problemi di crescita da affrontare.
Ieri Malgado ha parlato in un inglese pulito, ma che ha penalizzato la passione che avrebbe trasmesso in spagnolo, o la possibilità di cogliere ogni passaggio con un bravo interprete. Probabilmente sapeva di parlare a studenti ed è rimasto sul tecnico. Una sua immagine però avrebbe colpito i mantovani entrando dritta nel dibattito sul mosaico di piazza Sordello, tema nemmeno sfiorato.
Malgado ha mostrato un edificio scuro in un centro storico, quasi un cubo all’angolo di due strade. Ma con poche grandi finestre scavate: senso dello spazio e delle tre dimensioni, gioco di ombre e luci che cambiano secondo l’inclinazione. E nella finestra si vede la città dall’altra parte, la vista attraversa il palazzo, lo penetra con uno splendido effetto scenografico. Cubo e muro della domus non sono cannocchiali, chiudono.
Di Carrillo da Graça invece ha lasciato il segno più di tutto il desiderio di giocare con gli specchi, il paesaggio con gli alberi e la vita che scorre che diventa parete, una vasca che riflette il cielo (e si sa quanto viaggiano le nuvole sul cielo atlantico del Portogallo). Non per niente ha concluso con l’immagine della Loggia del Te di Giulio Romano. Anche se non l’ha mostrata ieri, il maestro è celebre per una passerella pedonale che unisce le due sponde di una valle, tanto bella quanto amata e percorsa. Peccato non l’abbiano mostrata a chi ha progettato l’ancora chiusa ciclovia sul ponte di via Brennero, senza rendersi conto di avere davanti il Paradiso.
Maria Antonietta Filippini

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