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Il dialetto di Franco Loi apre Mantova Poesia 

Targa ricordo per l’anziano autore da parte del Comune

«La sorgente della poesia - come quella del sogno - è il nostro inconscio. La parole non sono così facili da comprendere, se non si ascolta la loro musica. La sonorità delle parole ci commuove anche se non conosciamo la lingua. La traduzione è lontana dalla musicalità della lingua originale. È la musicalità a darci l’emozione. La vera lingua è quella che parla il popolo. La poesia non è un giochetto e neanche una roba di scuola. Dalla scuola non escono grandi poeti». Il poeta Franco Loi, 87 anni e mezzo (al mezzo ci tiene), ha aperto ieri pomeriggio nella sala degli Stemmi di palazzo Soardi la terza edizione del Festival internazionale “Mantova poesia” spiegando quella che è la sua idea di arte poetica. Loi ha scelto come lingua il dialetto, il milanese parlato in città negli anni ’50, contaminato dalle più differenti influenze. Un dialetto che ha reinventato (come quando, nella sezione giovanile del Pci dov’era iscritto, «se a qualcuno non gli veniva la parola, la inventava»), proprio perché la poesia è viva solo nella dimensione del divenire.
Nato a Genova nel 1930, a sette anni si trasferì con la famiglia - padre sardo e madre emiliana - a Milano. E la sua biografia, tra corsi di studio e impieghi, suona come un accordo tra il Melville scrittore, poeta, scrivano e ispettore doganale al porto di New York, e la migliore tradizione italiana che vide diversi intellettuali lavorare per grandi aziende e case editrici che sapevano guardare lontano. Loi, ragioniere, fu contabile allo scalo merci di Lambrate, poi impiegato al porto di Genova fino al 1950, per passare nel 1955 all'ufficio pubblicità e pubbliche relazioni della Rinascente e nel 1962 all'ufficio stampa dell’editore Arnoldo Mondadori. A 43 anni, nel 1973, esordì con la raccolta di poesie I cart. Sono seguiti almeno una trentina di libri, molti per Einaudi: Stròlegh nel ‘75, Teater nel ‘78, L'angel nell’81 eccetera. Del 1984, per Mondadori, è la sua traduzione italiana della Zanitonella di Teofilo Folengo. Del 2014 è Il viaggio del poeta, film di Giovanni Martinelli con Loi protagonista.
Lo scrittore e saggista Enrico Ratti ha dialogato col poeta di cui ha letto alcuni versi in dialetto milanese (anche lo stesso Loi ne ha recitati a memoria). Stefano Iori ha illustrato il programma del Festival e presentato il poeta, che all’inizio dell’incontro ha ricevuto dall’assessore Paola Nobis una targa di ringraziamento per la partecipazione a “Mantova poesia”.
La rassegna prosegue oggi alle 10 alla Loggia del Grano con Poetry for young people, incontro degli studenti degli istituti superiori di Mantova con i poeti Natalia Bondarenko, Paolo Aldrovandi e Claudia Zironi e con la consegna a Gilberto Cavicchioli del premio ”Alberto Cappi”. Nel pomeriggio, alle 18 alla Casa del Mantegna, ultimo incontro del ciclo Alla fine dei conti, riflessioni sulla vita e sulla morte con la psicanalista Mariella Borraccino, il filosofo e poeta Daniele Piccini e Enrico Ratti che insieme a Elena Alfonsi e Maria Angela Gelati parleranno di Poesia e thanatos. Alle 21 nella sala Colonna in piazza Alberti il poeta e editore Beppe Costa e la poetessa Stefania Battistella (presidente dell’associazione culturale Pellicano, di Roma) presenteranno in anteprima l’antologia SignorNò con testi inediti di Fernando Arrabal, Jack Hirschman e altri poeti.
Gilberto Scuderi

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