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Quando i trattini di congiunzione cambiano il senso di una frase

Il trattino di congiunzione è il segno grafico meno considerato della lingua italiana, ma capace di dare origine a drammatici fraintendimenti quando venga trascurato. Ne avemmo un saggio negli anni...

Il trattino di congiunzione è il segno grafico meno considerato della lingua italiana, ma capace di dare origine a drammatici fraintendimenti quando venga trascurato.

Ne avemmo un saggio negli anni ’70, quando su un giornale di importanza nazionale sparì, improvvisamente, il trattino che separava ( o univa?) le parole marxista e leninista.

Diversa è la funzione che il detto trattino ha in alcuni termini della Teoria speciale della relatività, nella formulazione di Minkowski, all’interno della quale hanno cittadinanza termini come impulso-energia e spazio-tempo. Un trattino da niente, direbbe Manzoni, ma che, quanto venga tolto, rivela il suo ruolo di chiave di volta.

A tal punto che quando gli scienziati parlano della loro attività con i mezzi di comunicazione di massa, senza darsene a vedere, evitano con cura di farne uso, consapevoli dei rischi che comporta. Se n’è avuta conferma di recente in relazione alla notizia che un gruppo di ricercatori ha confermato sperimentalmente un’importante previsione della Relatività generale di Einstein, dopo le onde gravitazionali, nota agli esperti come effetto Lense-Thirring.

Il risultato è stato raggiunto grazie al satellite Lares dell’Agenzia spaziale italiana, portato in orbita, a 1.450 chilometri di quota, nel febbraio del 2012. Una vasta disposizione di puntatori laser ha consentito di seguire la traiettoria del satellite, determinandone la posizione con un’incertezza di qualche centimetro, giungendo a dimostrare che il mini-satellite si comporta intorno alla Terra come Mercurio intorno al Sole (non ubbidisce cioè alla meccanica classica), con una deviazione di circa 4 metri all’anno. Un risultato non meno importante di quello della registrazione delle onde gravitazionali, anche se ha occupato uno spazio più ridotto e volatile sulle pagine dei giornali.

L’aspetto più interessante della vicenda risiede nel fatto che ci interroga sulla natura del rapporto fra teoria ed esperimento. Nell’immaginario comune l’esperimento è quello che, con efficace espressione, taglia la testa al toro, anche se, in questo caso, la testa sarebbe quella di Newton. Purtroppo, le cose non sono così semplici. Il significato di un esperimento dipende dall’ambito teorico nel quale si colloca e a questo fatto Paul Feyerabend, uno tra i massimi filosofi della scienza, ha dedicato pagine fondamentali, in cui ha mostrato come, storicamente, le convinzioni teoriche abbiano determinato la struttura degli esperimenti e la loro interpretazione.

Le risposte che la realtà fisica fornisce tramite gli esperimenti somigliano molto all’oracolare “ibis redibis non morieris in bello” o, se vogliamo, alle letture contrapposte dei risultati di una consultazione politica. L’analogia fra interpretazioni politiche e sperimentazione scientifica è più stringente di quanto si possa immaginare, anche per un altro, fondamentale aspetto, che riguarda la comunicazione.

La fisica moderna, a partire dall’inizio del secolo scorso, si è allontanata dal comune modo di ragionare sotto due aspetti. Il primo è quello del contesto filosofico ovvero delle idee di fondo (spesso non chiare neppure agli addetti ai lavori); il secondo quello del linguaggio matematico, sempre più astratto e talvolta non univoco, attraverso cui si esprime. Tutto ciò implica che la comunicazione con i comuni cittadini, esclusi dalle idee e dai linguaggi, si possa effettuare solo sulla base di metafore, rozzi tentativi di traduzione delle idee delle scienza nel lessico ordinario. Per esempio, l’esperimento Lares che, per chi comprende il linguaggio della Relatività generale, avrebbe sperimentalmente confermato l’effetto di trascinamento - dovuto alla rotazione della Terra - dello spazio-tempo, sui giornali è diventato una prova del trascinamento dello spazio. Si tratta di una grossolana e, anche se comprensibile, non veniale menzogna.

Lo spazio-tempo di Einstein, pur avendo a che fare con lo spazio e il tempo classici, non è riducibile né all’uno, né all’altro: si tratta semplicemente di un’entità concettuale nuova, per la quale non vi è termine equivalente nel dizionario ordinario e per la quale non sapremmo in che modo sostituire l’insignificante trattino.



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