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Installazione di Nonas nel giardino del Te

L'artista americano a Mantova con un'opera per l'esposizione dedicata all'amico Antonio Ratti: «Voglio accrescere l’energia di un palazzo che è già bello, potente, razionale»

MANTOVA. Richard Nonas è l’autore del disegno di porfido che scandisce il prato del giardino dell’Esedra a Palazzo Te. È comparso nei giorni scorsi ed è stato l’artista americano a voler collocare di persona quei parallelepipedi tagliati per il bordo dei marciapiedi. L’installazione è l’anteprima che annuncia un suo contrario: coloratissime sete impalpabili o rasi sensuali al tatto della mostra Il tessuto come arte, Antonio Ratti imprenditore e mecenate che sarà inaugurata sabato 30 settembre e aperta al pubblico da domenica 1° ottobre al 7 gennaio 2018. Organizzata dal Centro Te, dal Museo civico e dal Comune insieme alla Fondazione Antonio Ratti.

Ratti aveva conosciuto Richard Nonas quando concordò il suo impegno per il laboratorio di un mese con giovani artisti di tutto il mondo sulle rive del lago di Como, alla Fondazione guidata dalla figlia Annie. Ratti infatti, nato come disegnatore di cravatte e foulard a Como, divenne un grande industriale e un mecenate dell’arte. Collezionò tessuti, dai velluti rinascimentali alle sete di Lione o della Cina, ai tessuti sudamericani precolombiani ai più antichi, quelli copti del sud dell’Egitto risalenti al III secolo dopo Cristo.

Ratti, chiamato anche al Metropolitan Museum di New York, amava le stoffe raffinatissime del ‘700 europeo non meno dell’arte contemporanea, capace di andare alle origini, di essere primitiva ed essenziale. E invitò artisti da tutto il mondo per dare stimoli ai giovani disegnatori di Como, quando girare il mondo era privilegio dei ricchi. Un’intuizione che ha dato i suoi frutti come si vede nelle creazioni dell’azienda Ratti di Guanzate, presieduta dalla figlia Donatella. I workshop artistici sono sempre continuati. Uno fu guidato nel 2003 da Richard Nonas.

Antropologo, Nonas è un anziano forte, un americano che sembra un alpino. Nel giardino dell’Esedra ha tracciato con le barre di pietra ruvida linee orizzontali tagliate da brevi verticali, quasi l’inverso dei pilastri dell’Esedra. Con in fondo quasi un invito a uscire.

«Non voglio in realtà fare opere d’arte - ci dice -, ma accrescere l’energia di un luogo. Qui a palazzo Te ho avvertito bellezza, potenza, razionalità, solidità e leggerezza». A Como, sul giardino scosceso della villa che ospita la Fondazione Ratti, a picco sul lago, Nonas ha creato linee morbide, utilizzando i cordoli delle strade, curve che accompagnano l’andamento del pendio. «Uso materiali che la gente conosce. Mi piace che il visitatore s’incuriosisca, si faccia delle domande e assorba l’energia del posto».

E agli artisti internazionali a Como cosa insegnava Nonas? “Parlavo con loro, per capire cosa facevano. E per far loro confusione. Così avvertivano che c’è un modo diverso di fare le cose. E ognuno ne trovava uno. Nella vita di ognuno arriva il momento in cui si è ripetitivi e serve nuova energia”.

Un suo ricordo personale di Ratti? «Era un imprenditore molto determinato, ma curiosissimo. E non mi stupisce che fosse attratto da due materiali tanto diversi come la seta e il cashmere, che erano il suo mondo, e la pietra, che è il mio».

La mostra di tessuti è accompagnata dalle opere d’arte, nelle sale monumentali e nel cortile, di molti artisti che hanno collaborato con Ratti o la sua Fondazione.

Maria Antonietta Filippini
 

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