Quotidiani locali

I tesori del Mast Dopo 17 anni apre il museo

Itinerario tra le opere della prima sezione Il 14 ottobre grande festa di inaugurazione

Castel Goffredo avrà il suo museo della città, un sogno lungo 17 anni che si realizza e che si sviluppa entro due palazzi contigui di via Andrea Botturi, la strada che esce dalla piazza centrale a lato di Sant’Erasmo. Il museo è della parrocchia, ma a occuparsene è l’associazione San Luca onlus, presieduta da Alessandra Ferrari, che già da anni organizza “Libri sotto i portici” e valorizza le Terre dell’Alto Mantovano. Si chiamerà Mast, Museo ambiente storia territorio. «Il nome lo avevamo già scelto nel Duemila – racconta il direttore esecutivo Corrado Bocchi – il 14 ottobre con una bella festa potremo inaugurare la prima parte».

LE OPERE Questi ultimi giorni sono frenetici. E’ appena ritornato dal laboratorio di Padova, accompagnato dalla restauratrice di tessuti Anna Passarella, un meraviglioso baldacchino di ganzo, un tessuto veneziano d’oro e argento del 1732. «E’ così prezioso che il vescovo di Mantova lo chiedeva in prestito per cerimonie in città» racconta Bocchi. E’ tornato dal restauro anche un ombrello da viatico, che doveva riparare il parroco e metterlo in evidenza quando portava la comunione ai malati. Un importante nucleo del museo faceva parte del tesoro della chiesa, che d’ora in poi conserverà soltanto le reliquie. E non stupisce tanta competenza dell’associazione San Luca, visto che da anni si era presa l’incarico di visite guidate al tesoro, supportate da studi e ricerche che ora consentono una narrazione storica vivacissima.

IL PROGETTO DEFINITIVO Quando sarà a regime, il Mast racconterà la storia di Castel Goffredo dalla preistoria a tutto il ‘900, con il ricordo degli etruschi, dei romani, e via via fino alla capitale della calza, passando per i Gonzaga, la comunità ebraica, e i due Acerbi, il viaggiatore e il patriota del Risorgimento. La parte archeologica però sarà pronta fra due anni, per ora si è raggiunto un accordo con la Sovrintendenza e si è messo al lavoro un archeologo. Quindi nella parte destinata, oggi sono state collocate le opere restaurate, cioè il baldacchino, l’ombrello, ma anche i candelieri d’argento di Augsburg, che era nel Settecento la capitale dell’argenteria in Germania, il trono eucaristico tutto in argento, «il più grande d’Italia», che veniva utilizzato solo per l’adorazione delle Quarant’ore, dalla domenica delle palme al martedì santo. E poi ci sono quadri importanti, come l’Educazione della Vergine del Bazzani, un San Giovanni della scuola del Fetti, una Beata Osanna, e un curioso ritratto del prevosto Carlo Regazzola, dipinto dell’Ottocento che mostra nella finestra aperta alle sue spalle lo sfondo della piazza con il torrazzo. Ma sono le statue lignee a suscitare l’emozione più forte. Il trittico dei Disciplini di metà del Quattrocento è bellissimo, tanto che il san Sebastiano fu prestato a Verona per la grande mostra su Andrea Mantegna.

PEZZI RARI Un pezzo bellissimo e raro è la Madonna da vestire che risale alla metà del Seicento. A seconda delle feste, le facevano indossare la tunica dell’Annunciazione, poi le inserivano il Bambin Gesù su un perno del braccio, quindi indossava le vesti preziose e i gioielli dell’Incoronata e infine l’abito da lutto dell’Addolorata con le spade dei sette dolori. In mostra ci sono anche due barre di marmo, istoriate, che erano murate nella chiesa di San Michele e che facevano parte dei resti del tempietto longobardo che si trovava proprio qui. La prima testimonianza del dominio longobardo in provincia, dopo fu trovato il sarcofago nel duomo di Mantova. C’è anche un quadro di San Carlo, che applicò le direttive del Concilio di Trento e chiuse a Castel Goffredo un periodo di indisciplina. «La parrocchia aveva aderito alle tesi luterane – racconta Bocchi – ma ci sono pochissimi documenti».

STORIA E VISITA Dunque si comincia la visita con le opere restaurate e poi con un itinerario cronologico, ma anche per temi, si va dal Medioevo a tutto il Cinquecento. Che fu un periodo cruciale. Castel Goffredo divenne capitale di un ramo cadetto dei Gonzaga che comprendeva anche Castiglione delle Stiviere e Solferino. Aloisio però divise il feudo fra i tre figli maschi, dotando i due minori di sue proprietà visto che Castel Goffredo era città murata e ricca d’acqua e le altre due invece siccitose. Ai Gonzaga di Castiglione andò così anche il palazzo di città, oggi sede dell’Archivio di Stato a Mantova, dove fu ospitato e morì Giovanni dalle bande nere. Essendo il condottiero al servizio dell’alleanza opposta a quella del signore di Mantova, fu portato in una sede extraterritoriale. Il primogenito Ferrante Gonzaga, senza eredi maschi, si stava cercando un genero degno, quando il nipote Rodolfo di Castiglione pensò bene di ucciderlo e insediarsi al suo posto. Lo fece però con tale arroganza che fu a sua volta ammazzato davanti alla chiesa di Sant’Erasmo. E pensare che era signore di Castiglione solo perché il fratello maggiore San Luigi Gonzaga aveva rinunciato. Dopo i due omicidi Castel Goffredo si diede a Vincenzo Gonzaga, che regalò un bel po’ di reliquie, e passò così con Mantova. «Nel museo – racconta Bocchi – ci sarà il ricordo della Castel Goffredo erudita, quella di Girolamo Scolari, il biografo della Beata Osanna, di Girolamo Redini che fu anche editore a Venezia e di Teodoro da Castel Goffredo, attivo nel monastero di San Benedetto ».

MOSTRE E DONAZIONI Negli spazi del Mast ancora liberi ci saranno anche mostre temporanee, le prime su Maddalena (Nene) Nodari, grazie alla nipote Daniela Delfino, storica segretaria di Andreotti alla Camera, che ha donato l’archivio e 5 quadri, fra cui l’Omaggio a Gagarin del 1961, un mazzo di fiori spaziale. E poi la donazione di Sergio e Francesca Bologna con 22 opere di Nene Nodari e Giuseppe De Luigi.

SALE E AUDITORIUM Il Mast è anche dotato di sale didattiche, di una biblioteca che comprende una sezione d’arte contemporanea e mille preziosi libri dal ‘400 all’800. Al museo è stato anche affidato l’archivio storico della parrocchia. C’è poi l’auditorium nell’ex cucina con camino del prevosto. La canonica era molto grande, ma va ricordato che Castel Goffredo ebbe fino a 38 preti e storicamente è la parrocchia che ha dato più sacerdoti alla diocesi. Un museo che è anche una miniera di notizie. Ma vuole essere accattivante e la biglietteria è dotata di un ricco book shop. L’ingresso costerà 5 euro e il Mast sarà aperto dal mercoledì alla domenica e i festivi.

Maria Antonietta Filippini



TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista