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Quando il ristoratore di Villimpenta portò due rane toro a New York

Storia (lontana) di immigrazione clandestina, di un mostro, di paure notturne e di altro che potrete sapere o ricordare andando avanti, con la novità di una prospettiva singolare. Allora: anno 1966,...

Storia (lontana) di immigrazione clandestina, di un mostro, di paure notturne e di altro che potrete sapere o ricordare andando avanti, con la novità di una prospettiva singolare. Allora: anno 1966, estate. Luogo: Sesto San Giovanni, quando era popolata di fabbriche e chiamata la Stalingrado d’Italia, tanto per non sapere come la pensavano. Personaggi: brigadiere dei Carabinieri Zanotti e giornalista alle prime armi Giuseppe Gallizzi. Notizie da giornata di magra: la gente in via della Pace sente strani ululati alla notte e hanno trovato la carcassa di una pecora in riva allo stagno, che era dietro la Falk, grande come un campo di calcio. Esperto della Protezione animali rilevava che la pecora era stata sgozzata e presentava segni come di unghiate. Poco distante anche un cane morto.

Ce n’era abbastanza per far nascere il “mostro di Sesto”, ululati presi sul serio dal compassato Corriere della sera addirittura con l’avallo di un cronista di lusso, Dino Buzzati. Reagivano altre testate a far montare la faccenda, allora spopolavano i quotidiani del pomeriggio. Effetti collaterali: processioni di curiosi per sentire gli urli del mostro, ne emetteva sei o sette per notte. Gli ambulanti furgonati non perdevano l’occasione, bibite e panini. Un bontempone annunciava la taglia di 50 mila lire.

La cagnara andava avanti per un paio di mesi, anche se il portalettere Ernesto Bottoli, di origini mantovane, aveva rischiato di far crollare tutto: nello stagno poteva esserci una rana toro, nelle risaie del Mantovano se ne sentivano tante…

Il mistero resisteva fino a quando veniva organizzata la caccia, bastoni più retini senza esito e i pompieri prosciugavano lo stagno: due pescatori catturavano il mostro, proprio una rana toro, pesava 7 etti e 80 grammi. Mantovana di provenienza? Il dubbio rimaneva, ancor più il giallo sull’autore dell’immigrazione clandestina del batrace. E che fine avrà fatto? Non certamente fritta o spolpata in risotto a Sesto, nessuno mangiava rane toro, che si sappia, quindi ecco un altro giallo a disposizione.

Se andate googleando, però, ecco che la storia può trovare un seguito attuale, senza mostri: la rana toro considerata animale da compagnia, perché allevabile in casa, dentro un acquario, esclusivo perché malmostosa al punto da mangiare la qual cosa si muova.

Non proprio facile e comodo insomma, cani e gatti da condominio possono stare tranquilli al momento, rane toro con guinzaglio a passeggio ancora non se ne sono viste.

Già più volte ricordato che Gene (Gino) Cavallero, villimpentese emigrato negli Stati Uniti dove aveva fatto fortuna, famoso a New York il suo ristorante Colony, nel 1936 se ne era portato dalla Florida un paio di esemplari della Cathesbeyana show, liberandoli nelle risaie di casa. Le rane toro si ambientavano benissimo, proliferando e muggivano tanto forte da spaventare la gente, almeno nei primi tempi.

Segnalazioni apparivano sulla Gazzetta di Mantova già dal 1956, non senza ipotesi fantasiose, prima di Sesto.

Ma periodicamente le rane toro (o bue) sono riapparse a far notizia, vedi appunto le prospettive di presenze domestiche, youyube disponibile per la colonna sonora.