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Incontri d’essai, la conferma «Qui almeno fino al 2020»

Il vicesindaco Buvoli ribadisce il sostegno alla rassegna Fice: «Cinema è cultura» Ieri al Sociale si è parlato di un giallo del Nordest e di “Hannah” con la Rampling

Il Foyer del Sociale è il luogo più adatto per incontrare i protagonisti del cinema. E ieri un pubblico numeroso ha ascoltato e apprezzato attori e registi dai nomi non ancora celebri. Finché c’è Prosecco c’è speranza non era nemmeno tra i film per la cittadinanza (agli accreditati è piaciuto moltissimo), ma l’incontro ha meritato un bel voto.

Non c’era il protagonista Giuseppe Battiston, «disperso in Friuli per questioni private», e nemmeno l’annunciato Roberto Citran – che si è giustificato – ma la splendida Liz Solari (sorella dei calciatori argentini), il regista Antonio Padovan, lo scrittore Fulvio Ervas, autore del libro da cui è tratta la sceneggiatura di Marco Pettenello, pure presente.

Piace l’idea di un giallo sulle colline di Valdobbiadene, dove il prosecco ha fatto la ricchezza, ma anche l’avidità di chi non rispetta più la terra. Un ritratto d’amore per quelle viti che accarezzano e disegnano i rilievi, ma anche una denuncia politica. Finché c’è Prosecco c’è speranza è «un piccolo film indipendente», a cui non hanno dato il contributo né la Regione Veneto né il ministero, ha aggiunto uno dei produttori. «Un’opera prima anche per noi – ha spiegato – finora facevamo service per le produzioni straniere in zona». Tutto è nato dalla presenza in un gruppo di lettura di un unico maschio. «Dopo l’incontro – racconta Fulvio Ervas – si è avvicinato e mi ha chiesto se poteva trarre un film da quel giallo. Padovan mi è stato subito simpatico e ho detto di sì».

Il regista viene dalle colline del Prosecco, ma vive a New York. Il film inizia con il suicidio di un conte, grande enologo. E subito dopo viene ucciso un suo nemico. C’è un giustiziere? Intanto arriva dall’Argentina la figlia del conte, la bella Liz Solari. «Lo avevo visto solo da piccola, quindi per il mio personaggio, che è solare in un ambiente zeppo di misteri, diventa la ricerca del padre, voglio scoprire chi era». Un nuovo bel film del Nordest, che – è stato riconosciuto – deve molto alla lezione di Carlo Mazzacurati.

Il pubblico ha potuto conoscere anche il regista di Hannah, il trentino Andrea Pallàoro, che ha 35 anni e vive negli Usa da quando a 17 ci andò per studiare. Il suo primo film, Medeas, ambientato nell’America rurale, ha avuto successo ai festival. E lui ha deciso di non temere i film difficili, “fatti per sottrazione”, in cui lo spettatore si fa tante domande e non riceve mai risposte. Così il temerario Pallaoro ha realizzato il suo sogno: Charlotte Rampling. L’attrice ha accettato di mostrarsi come una donna della sua età che vede sgretolarsi la propria vita dopo l’arresto del marito e la scoperta, lentissima, di aver donato la sua lealtà ad amori e affetti che non la meritavano. La Rampling è straordinaria.

Dopo la visione in sala, molti esercenti però hanno scosso la testa per la trama. A Venezia è stata premiata lei. Con quello sguardo magnetico.

E alla sera c’è stata di nuovo la festa per i mantovani, con il film La battaglia dei sessi con Emma Stone e Steve Carell. Mentre al Carbone Cinema grattacielo e La mano invisibile.

Nei saluti istituzionali ieri c’era con il presidente della Fice Domenico Dinoia e vari rappresentanti nazionali della categoria, il vicesindaco Giovanni Buvoli che ha ribadito che Mantova continua a onorare il titolo di capitale della cultura, e il cinema è cultura. Quindi gli Incontri del cinema d’essai saranno sostenuti e ospitati almeno fino al 2020.

Maria Antonietta Filippini

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