Quotidiani locali

L’epoca d’oro dei bachi da seta con il mercato in piazza Sordello

Frequentatore assiduo, per anni e come scriba, adesso ho seguito la Millenaria di Gonzaga almeno da lettore della Gazzetta. E lunedì 11 settembre (scusate il ritardo) un titolo mi ha bloccato: “Bachi...

Frequentatore assiduo, per anni e come scriba, adesso ho seguito la Millenaria di Gonzaga almeno da lettore della Gazzetta. E lunedì 11 settembre (scusate il ritardo) un titolo mi ha bloccato: “Bachi da seta, c’è spazio per gli agricoltori italiani”.

Effetto retro, recupero di memoria, roba da ragazzino, quindi non ieri ma quanto meno l’altro ieri, a dir poco. Luoghi: corte Casona e poi corte Cipata, poco oltre il Frassine, inutile cercarle, non ci sono più, cancellate dalla zona industriale. Resiste Cipata, negli stradari di Mantova, vedi ristorante Rigoletto; Borgo Virgilio e San Giorgio. Personaggi, abitanti appunto alla Cipata, Lavinia Vasconi e marito Berto Puglia, i miei nonni materni, che davano ospitalità ai cavalèr, proprio i bachi da seta di cui alla Millenaria, ma anche marginalmente a me. Capitavo spesso (a piedi) dalla nonna e non vi dico il divertimento quando trovavo nella stanza più grande la costruzione di pali e arelle, compito del nonno, sulle quali si agitavano i cavalèr, occupati solo a divorare le foglie dal mor, il gelso. Il rifornimento di foglie doveva essere continuo e io, con al scalèt, mi arrampicavo sul mor per la raccolta, una per una. I mor, sarebbe a dire gelsi, allora c’erano, un po’ dappertutto. Poi bisognava trinciare sottili le foglie, al nonno non piaceva proprio, roba da donne, non per lui abilissimo scragnèr, costruttore e impagliatore di seggiole (perfino nella basilica d Sant’Andrea) oltre che di rastrelli di legno a denti con l’archetto, come si vedono al Museo contadino di San Benedetto Po.

La nonna aveva un suo quaderno e mi lasciava scuriosare: smensa tre onse, semente tre once, la vendevano a Mantova, in via Bernardo De Canal, angolo Tito Speri; poi prima dormita, seconda, terza e quarta, con le date. Insomma altro i cavalèr non facevano, nella camera sempre ben aerata, temperatura controllata. Da svegli, con il loro continuo divorare foglie, rumorosissimo, davano proprio fastidio quando mi fermavo alla notte e dormivo vicino, par tera, in si scartòss, sul materasso imbottito con le foglie secche che avvolgevano le pannocchie del granoturco.

Poi cambiava tutto quando metteva le frasche e i cavaler s’arrampicavano trasformandosi nelle galète, i bozzoli, bianchissimi: non tutti, la nonna trovava quelli che non andavano bene, i begòt, scartandoli. Gli altri venivano raccolti per portarli a Mantova, al secatòi, l’essicatoio, in piazza Sordello e ci lavorava la zia Ebe, con tante altre donne. C’era anche al marcà d’le galète, il mercato dei bozzoli... Spento per sempre, insieme con la coltura dei cavalèr, l’essiccatoio avrebbe ospitato il mercato della frutta e della verdura. Adesso è diventato Museo archeologico.

Immaginabile lo scarso interesse di quanto sopra, ma per qualcuno, forse inedito.

Meglio, quindi, passare alle cose serie: a Gonzaga si è presentata l’Associazione italiana gelsibachicoltura, sembra uno scioglilingua ma ragiona in prospettiva: aumentare le piante di gelso e l’allevamento dei bachi. S’è già creata una filiera che da Valbelluna (Belluno) conduce a Nove (Vicenza) e alla raffinata gioielleria D’orica, che propone creazioni in filo d’oro: filo di seta, direttamente dai bozzoli made in Italy e non più dalla Cina. Avanti così.



TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista