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Le due Letizia della Fallongo: tanti applausi in Sant’Orsola

Letizia va alla guerra. Autrice del testo di Letizia va alla guerra, che Adriano Evangelisti ha con cura allestito, Angela Fallongo è anche l’interprete del personaggio di cui narra la giovinezza in...

Letizia va alla guerra. Autrice del testo di Letizia va alla guerra, che Adriano Evangelisti ha con cura allestito, Angela Fallongo è anche l’interprete del personaggio di cui narra la giovinezza in Sicilia, e le frequentazioni della chiesa con madre e nonna. Simpaticamente mimando i fremiti, i timori e i tremori dell’età, delle due donne che la scortano nello spazio religioso, Letizia dal canto suo comincia con il guardarsi attorno alla ricerca del primo amore. E sembra trovarlo con l’abito da sposa che psicologicamente la veste. Tiziano Caputo, il chitarrista che siede alle spalle, contro cantandone i sospiri, si presta a interpretare il giovane che risponde al suo dire fluente e concitato. E la sposa anche, ma proprio il giorno che, precettato dal reale esercito d’Italia, deve salire sul treno che lo porta sul Carso. I giorni di Letizia scorrono a scrivere messaggi che le poste non possono recapitare. Allora risolve di partire a sua volta per il settentrione in guerra con l’esercito austriaco, e là, un giorno di cent’anni fa, conclude viaggio ed esistenza per un proiettile che se la porta via, senza concederle di rivedere lo sposo. Ci resta un piccolo accattivante ritratto che Fallongo rivive con fresco anelito, con l’espressività della giovinetta inquieta, non più di un volto anonimo che la grande storia calpesta con empia casualità, e sprofonda nel lungo silenzio.

Quella figurina bianca che un faro illumina sullo scuro palcoscenico, passa il testimone a un’altra Letizia, sempre con l’interprete romana, al principio di un’altra guerra insensata, annunciata dal Duce. Viaggia da Littoria (la Latina di oggi), diretta nella Capitale. La ragazza orfana è ignara dei fini e dei significati dall’educazione delle pie suore, ignare anch’esse della natura della casa cui è destinata. E così, Letizia si spoglia dell’abito da sposa per coprirsi con la vestaglietta verde che apre a mostrare la mercanzia in un lupanare, ad apostrofare i militi in guerra, che approfittino del servizio che offre. E dato l’ambiente, i suoi passi danzanti, l’acconciatura e la voce distesa, e tutto il suo essere mercenario, si adeguano ai ritmi che le note della chitarra dettano. Di nuovo, un timido e inesperto frequentatore del posto, sempre Caputo, le si appiccicherebbe dietro, se la sifilide non si portasse via la nuova Letizia.

Delle due, “la sposa e la puttana” come le definisce il sottotitolo, chi neppure un uomo ha conosciuto, chi troppi, ma con lo spirito di sacrificio che viene loro richiesto, per l’onore della patria che fa combattere e dimentica. E canta la Fallongo, che ha ben studiato da soprano, e le fa eco il valido partner, prima di ricevere meritatissimi applausi, per slancio e professionalità, per discrezione e persuasione, nello Spazio Studio di S. Orsola. (a.c.)



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