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I protagonisti delle lettere in città tra ’300 e ’400

‘Dispersioni’ di Canova analizza un periodo chiave salvando un patrimonio a rischio di disgregazione

Nel passaggio dal Medioevo all’Umanesimo, tra il Trecento e il Quattrocento, chi erano i protagonisti della scena letteraria a Mantova? In questo periodo, molto importante sotto diversi aspetti, si sviluppano, dapprima in embrione, poi in maniera via via più pronunciata, fenomeni destinati a diventare decisivi non solo per le lettere ma anche per l’arte, la pedagogia e altre discipline; avvenimenti tra cui il costituirsi del nucleo più antico della biblioteca gonzaghesca, la fondazione nella nostra città della magistrale scuola di Vittorino da Feltre, l’elaborazione di una lingua insieme di latino e volgare che troverà felice espressione nelle corti settentrionali del primo Rinascimento, il diffondersi di quell’humus prodigioso di idee che andrà a consolidarsi nel terreno successivamente fatto proprio da grandi artisti come Pisanello e Andrea Mantegna.

In estrema sintesi sono questi gli argomenti del libro di Andrea Canova Dispersioni. Cultura letteraria a Mantova tra Medio Evo e Umanesimo edito a Milano da Officina Libraria (272 pagine, 24,90 euro) che sarà presentato venerdì alle 17.30 nella Sacrestia della Santissima Trinità, in via Dottrina Cristiana 4, con il direttore dell’Archivio di Stato di Mantova, Luisa Onesta Tamassia, che introdurrà gli interventi dello stesso Canova, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, di Giuseppe Crimi dell’Università Roma Tre e di Daniela Sogliani del Centro internazionale d’arte e di cultura di Palazzo Te.

Perché il titolo Dispersioni? L’impressione, dichiarata dall’autore nella premessa al testo, «è quella di un patrimonio a serio pericolo di disgregazione»: documenti, manoscritti, libri a stampa ecc. si sono sparsi un po’ ovunque, in giro per il mondo. La riflessione di Canova è dunque di un recupero e, attraverso ritrovamenti negli archivi, di un aggiornamento della cultura letteraria a Mantova in quei decenni cruciali, con una cospicua parte del suo libro dedicata a nuovi testi e documenti, come la scoperta di una generazione di funzionari-poeti in volgare, attiva nella prima metà del Quattrocento, di cui vengono tratteggiate la biografie, insieme agli inventari dei libri da loro posseduti e all’edizione critica di alcuni loro componimenti.

Ai nomi noti dell’intellighenzia mantovana dell’epoca - due esempi sono Bonamente Aliprandi, autore nel primo Quattrocento di una cronaca di Mantova detta Aliprandina, e Andrea da Schivenoglia della Cronaca de Mantoa dal 1445 al 1484 - Canova aggiunge novità emerse dagli archivi, come l'incremento significativo dei romanzi cavallereschi e dei classici latini posseduti dai Gonzaga, lettere inviate da alcuni umanisti al marchese Ludovico Gonzaga, un profilo dei gusti letterari del marchese Federico, che succedette a Ludovico al governo di Mantova dal 1478 al 1484, e un capitolo del tutto inedito della biografia del letterato fiorentino Paolo Attavanti, a Mantova tra il 1482 e il 1485, costretto a fuggire dalla città in seguito all’accusa di condotta immorale per avere molestato alcune parrocchiane della chiesa di San Gervasio, tra cui una ragazzina.

La storia della diffusione della cultura in città può ora contare anche sull’inventario del 1483 di una bottega libraria, un documento che permette di correggere la cronologia di alcune edizioni antiche.

Il libro di Andrea Canova è importante perché, parlando di uomini e di libri a Mantova, ha il pregio di ricostruire alcuni aspetti significativi della prima fase della signoria dei Gonzaga fino a compimento del Quattrocento. Espone ciò che emerge nel contesto letterario della città, portando alla luce nuovi protagonisti e allargando la prospettiva su quelli già noti.

Gilberto Scuderi

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