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Storie di moda: Romeo Gigli apre gli incontri al Te

Al via domenica 29 ottobre il ciclo organizzato dall’associazione Abito. Poi ci saranno la giornalista Sofia Gnoli e la famiglia Missoni

MANTOVA. Romeo Gigli sarà a Mantova domenica 29 ottobre a Palazzo Te per un incontro pubblico: racconterà la sua visione artistica e il nuovo stile che portò nella moda, dialogando con Michele Venturini. È il primo appuntamento del ciclo Storie di moda e costume organizzato dall’Associazione Abito per la stagione 2017-18 che organizza anche “Abito per Ratti”, conferenze collegate alla mostra su Antonio Ratti, in corso a Palazzo Te per ricordare l’imprenditore comasco e un’eccellenza italiana che nonostante le difficoltà resiste in un turbinio di colori, fantasie, bellezza e fascino.

Arte e moda: la creatività italiana affonda le sue radici nel Rinascimento e nel Barocco, nella consuetudine con i grandi pittori, gli architetti e nello straordinario artigianato del nostro Paese, di cui ci sono ancora esempi luminosi, ma a rischi di estinzione. Avere la consapevolezza di questo patrimonio, amarlo e conoscerlo, è già un modo per salvarlo. Con questa missione, l’associazione Abito, presieduta da Italo Scaietta, con vice Bruna Casella, riprende a Mantova gli incontri con i grandi della moda italiana, proseguendo una lunga tradizione che i promotori di Abito avevano iniziato con il Fai nelle Giornate di primavera. Il periodo è stato spostato da fine inverno-primavera all’autunno anche per facilitare la presenza dei protagonisti della moda.

Il primo appuntamento è appunto domenica 29 ottobre, alle 18.30, nella Sala dei Cavalli di Palazzo Te, con ingresso gratuito e il consiglio di prenotare (tel. 0376 320212)

Romeo Gigli, nato a Castel Bolognese nel 1949, discendente di librai antiquari, è stato un innovatore negli anni Ottanta e Novanta, dopo l’ondata straordinaria degli Armani, Versace e Valentino. Gigli, dopo viaggi in tutto il mondo, comincia a New York, porta il colore, rinnova le forme che per le donne avevano portato il tailleur manageriale, ad abiti che accarezzano il corpo o lo inglobano nelle forme a uovo dei cappotti. Gigli guarda con occhio nuovo, romantico, alla tradizione regionale italiana, con i suoi costumi ormai nei musei del folklore. Ne ammira gli intarsi ricamati, i contrasti delle tinte, si fa affascinare dalle sete orientali, rielabora e porta queste suggestioni nella moda.

Un artista che in qualche modo ha trovato un erede nel sardo Antonio Marras, applauditissimo a Mantova. Romeo Gigli, dopo un incredibile notorietà, è entrato in un cono d’ombra a causa di sfortunati passaggi di proprietà. Ma potrebbe tornare a creare. Intanto lo ha fatto per il teatro. Come sempre Michele Venturini saprà coinvolgere il pubblico con la sua capacità di raccontare e con il supporto multimediale.

Inoltre Romeo Gigli porterà sei suoi modelli, che verranno esposti nella Sala dei Cavalli.

Il secondo incontro, venerdì 3 novembre alle 19.30, sarà con Sofia Gnoli, giornalista di moda e costume di Repubblica-Roma, che ha scritto un libro sul ventennio e i fenomeni che hanno preceduto la nascita di grandi sartorie. Dialogherà con Benedetta Barzini, la giornalista musa di molti stilisti.

La famiglia Missoni verrà invece domenica 3 dicembre: Rosita Missoni, la vedova di Ottavio, con i figli Luca responsabile dell’Archivio, e Angela, la stilista a cui si deve il grande rilancio del brand.

L’associazione Abito è nata un anno fa portando avanti un’idea che Italo Scaietta ebbe nel 2005 quando era delegato di Mantova per il Fai: un ciclo di conferenze sui gioielli, partendo dai Gonzaga per arrivare ai Savoia, passando per i Medici e Napoleone. Venne anche Gabriella di Savoia, la figlia dell’ultimo re d’Italia. Dal 2006 il passaggio alla moda, con Roberta di Camerino. Negli anni sono passati molti personaggi, tra cui Roberto Capucci ed Elio Fiorucci, l’uomo che portò il pop in Italia.

Uscito dal Fai, Scaietta con Bruna Casella, Silvia Bagnoli, Bibi Benedini e altri, ha promosso la nascita di Abito, allargando a Constanza Zukierman, Manuela Galli e Cinzia Aldrovandi e anche a non mantovani come Simona Barbieri e Serena Angelini Pallavicini, direttrice della Fondazione Capucci.

Maria Antonietta Filippini
 

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