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La Repubblica accusa il parroco di Rivarolo Ma è la Cisalpina

Che la Repubblica Cisalpina non fosse tenera col clero è un fatto assodato. A Rivarolo Mantovano però non è andata così, perché il parroco e vicario foraneo del paese, Carlo Antonio Manfredini venne...

Che la Repubblica Cisalpina non fosse tenera col clero è un fatto assodato. A Rivarolo Mantovano però non è andata così, perché il parroco e vicario foraneo del paese, Carlo Antonio Manfredini venne processato, destituito ma poi riabilitato perché, tutto sommato, non aveva fatto nulla di male, anche se il motivo della condanna sussisteva. Lo dice il recente volume rivarolese L’anticlericalismo Giacobino della Repubblica Cisalpina. Il “cittadino Manfredini” aveva trasgredito effettivamente il divieto della Repubblica e del suo stesso vescovo, Omobono Offredi, facendo la processione del Corpus Domini. Contro la condanna, Manfredini ricorse, sostenuto dai tre agenti municipali e da 49 rivarolesi che, sfidando il potere propenso alla condanna, dichiararono che il loro parroco non era un eversivo contro la Repubblica e celebrarono la sua carità verso i poveri. Il parroco sarà assolto per “insussitenza delle accuse”. Ma forse, come dice Giovanni Borsella nell’introduzione, nell’assoluzione c’era anche la Repubblica che, in quel momento, avvertiva la propria debolezza esterna (la guerra con gli austriaci) e interna, con “insorgenze di popolo”. Comunque, l'assoluzione c'è stata.

La vicenda è descritta in un carteggio inedito del 1798 rintracciato ancora coi suoi “laccetti” all'Archivio di Stato di Milano. Fatto di 300 carte monoscritte, il fascicolo è stato individuato da Renato Mazza, storico rivarolese trapiantato a Parma. Riporta alla luce una vicenda sconosciuta agli storici locali, tralasciata anche da Bonifazio Bologni che, primo storico di Rivarolo con la famiglia sempre molto vicina alla chiesa (lo zio Gian Alessandro fu anche immediato predecessore del Manfredini) pubblicò la storia del paese nei primi decenni dell'800 scrivendo molto del parroco Manfredini ma non di questo fatto.

A voler pubblicare la vicenda era stato il parroco di Rivarolo, don Luigi Carrai, fine cultore di storia locale; non ce la fece per motivi economici. In occasione dell'improvviso trasferimento di don Carrai ad altra sede è stato un gruppo di famiglie ad assumere la spesa di pubblicazione, dedicandola al loro vecchio parroco. Il volume, curato dallo stesso Renato Mazza, raccoglie i documenti rimanendo del tutto neutro con interventi che servono per capire meglio i carteggi come i mesi e le date (era in vigore il calendario rivoluzionario francese) o le vicende storiche.

Attilio Pedretti

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