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Una Corazzata Potëmkin per pochi

Ma il pubblico del Mignon, formato anche da giovani, ha apprezzato l’opera di Sergej Ejzenstejn

Dopo il film, tutti a farsi la foto ricordo accanto alla locandina de “La Corazzata Potëmkin” davanti al cinema Mignon. Non erano moltissimi, a dire il vero, gli spettatori accorsi per il film mai visto di cui milioni di persone conoscono il titolo. Chi non ricorda Fantozzi che finalmente si ribella all’ossessione del cineforum e urla: “La corazzata Kotiomkin per me è una cagata pazzesca”, lasciando credere che sia interminabile. Invece dura 68 minuti, in cui si passa dal retorico e persino dal comico al tragico talmente intenso da non poter credere che il film sia stato realizzato da Sergei M.Eisenstein nel 1925, quando peraltro aveva solo 27 anni. E al Mignon il pubblico si mostra entusiasta.

Più che Fantozzi tanti ricordano la scena della carrozzina che cade dalla scalinata di Odessa ripresa in tanti film dall’America all’Italia, dove fu rifatta su Trinità dei monti a Roma dal cinefilo Stefano Satta Flores con Stefania Sandrelli e Nino Manfredi in “C’eravamo tanto amati” di Scola.

La vera Corazzata Potëmkin cattura subito con l’onda furibonda e poi i corpi muscolosi, ma bassi e tarchiati dei marinai, e via via da immagini che simboleggiano la morte (gli occhiali, rimasti appesi a una cima, del medico buttato a mare).

Poi arriveranno i cadaveri quando la repressione zarista manderà i soldati a sparare alla folla di Odessa che aveva solidarizzato con gli ammutinati.

Ed è a quel punto che si vede il bambino ferito a morte e calpestato dalla gente che fugge, gli occhi stralunati della madre che lo prende in braccio e cerca di portarlo in salvo, ma viene uccisa dai soldati di cui incombe quasi sempre solo l’incalzare degli stivali che marciano all’unisono (inquadrati dal basso verso l’alto). All’immagine di quel corpo di madre, si sovrappone la scena di Anna Magnani uccisa dai tedeschi allo stesso modo in “Roma città aperta” di Rossellini.

Il film degli sfottò e delle citazioni, da pochi anni restaurato, regge benissimo a quasi cent’anni e fa pensare alla Divina Commedia che quasi nessuno si sogna di leggere per intero, ma di cui ciascuno ricorda a memoria e per sempre qualche verso.

Finita la proiezione più d’uno – e ci sono anche ragazze e giovani, non solo 60-70enni – chiede di comprare la locandina, ma non ce sono a sufficienza, e si informa se il film sarà riproposto per suggerirlo a chi non è venuto. «Probabilmente lunedì» risponde Agostino Cenzato.

Lui aveva visto il film a spezzoni in Cattolica a Milano. A Lettere, c’era storia del cinema. «Chi aveva mai sentito parlare di Eisenstein?» ricorda.

Stimolato da vecchi amici ricorda gli esordi del Mignon e due colpacci: “Lezioni di pianoforte” che poi vinse a Cannes e “Lanterne rosse” a Venezia.

Stavolta il Mignon fa vedere “La Corazzata Potëmkin” nel centenario della Rivoluzione d’ottobre in Russia.

Il film, girato 7 anni dopo, rievoca la ribellione del 1905 sotto gli zar. Sulla nave la scintilla sono i vermi nella carne del rancio. Il cuore si ferma per i soldati che sparano sulla folla, ma batte forte per quelli che si rifiutano di puntare i cannoni sui marinai.

E anzi solidarizzano al grido di “Fratelli”. La bandiera rossa (colorata a mano fotogramma dopo fotogramma) che spicca nel bianco e nero, oggi non simboleggia più l’Urss, ma il colore acceso di chi rischia tutto per ribellarsi alle ingiustizie che sembrano immutabili e normali.

Nel 1960, quando il film arrivò in Italia la bandiera rossa venne tagliata insieme a scene atroci, ma anche al volto espressivo di una vecchia contadina. Notizie in più aggiunte dalla Cineteca di Bologna, che fa girare i film ritrovati.

Maria Antonietta Filippini