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Il ministro con entusiasmo promuove i direttori

I 20 manager dei musei autonomi da Franceschini. Assmann: «La cultura è una grande risorsa»

ROMA. C'è chi, «dopo un anno» è riuscita a «spolverare tutte le opere» della Galleria dell'Accademia di Firenze, come Cecilie Hollberg. Chi a Caserta ha trovato non una Reggia «ma un gigantesco cantiere», come Mauro Felicori, e oggi festeggia il raddoppio delle entrate. E chi sciorina pubblicazioni, «20 per le mostre e 5 scientifiche in un anno», a confutare, dice Eike Schmidt alla guida degli Uffizi, «la critica superficiale che noi non facciamo ricerca». Per la prima volta raccontano risultati e progetti i direttori dei primi 20 musei che la Riforma del Mibact ha reso autonomi, cui si aggiunge Pompei. Un incontro voluto dal ministro Dario Franceschini, anche per illustrare un bilancio che definisce «entusiasmante»: 50 milioni di incassi in più e un boom di visitatori per tutti i musei statali tra il 2013 e il 2016 e il 2017 che conferma il trend di crescita veleggiando verso i 50 milioni di visitatori. Trend che investe anche gli «autonomi», a quota +11% visitatori e +14,5% di incassi nel 2017, «in controtendenza con quello che succede in Europa».

Numeri che raccontano di rinascite, come per l'Archeologico di Reggio Calabria, o di grandi restauri e scoperte, come le Domus di Pompei. Intanto si inventano servizi (a Palazzo Ducale a Mantova si va dal dogsitting alle iniziative per chi non può permettersi la cultura) e si punta sul web. «Per come era il sistema museale italiano - commenta Franceschini dopo aver ascoltato i direttori - nel 2013 i musei erano importanti collezioni, prive di qualsiasi identità giuridica e identitaria». Oggi «i risultati sono significativi non solo nei numeri, ma nella ricerca, nelle attività e acquisizioni. Sui musei abbiamo messo un miliardo dei 3 disponibili per i beni culturali. Non basta, ma è un passo». Prossime urgenze, dice, «il personale. Servono nuove energie nella Pubblica Amministrazione. Dei 1000 assunti nella legge di bilancio, 300 saranno destinati ai musei. Non completeranno tutti i posti vacanti, ma quasi». E poi, «le gare per i servizi museali, dove mi aspetto le eccellenze del territorio. Dibattito del futuro - conclude - potrà essere se il personale debba essere legato allo Stato o al singolo museo. Senza mai smarrire, però, che la forza dell'Italia è nel sistema museale nazionale, coi musei, autonomi, ma pronti a integrarsi e collaborare fra loro».

Peter Assmann, direttore di Palazzo Ducale, è rimasto colpito dalle parole di Franceschini: «In genere è una persona molto asciutta, il fatto che abbia usato la parola “entusiasmante” è molto significativo» racconta alla Gazzetta tornando da Roma. «Tutti abbiamo spiegato il lavoro fatto in questi anni - aggiunge il manager austriaco -: abbiamo raccontato come, ciascuno a modo proprio, abbia coinvolto i cittadini, aprendo i musei alle rispettive città. L’Italia deve essere orgogliosa di avere migliorato il proprio posizionamento nel mondo, utilizzando la cultura come grande risorsa economica». Quanto al suo rapporto con Mantova, Assmann ha sottolineato di aver sentito la città «molto vicina», ricordando che il Museo di palazzo Ducale è stato un complesso che ha presentato al ministro uno dei dossier più completi sull’attività svolta.
 

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