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“Le Serve”  in scena al Sociale

Anna Bonaiuto, Vanessa Gravina e Manuela Mandracchia raccontano il dramma comico grottesco di Jean Genet

MANTOVA. Tre grandi attrici e una tragedia incombente sul palcoscenico del Teatro Sociale: il 13 novembre alle 21 arriva “Le Serve” di Jean Genet con Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia e Vanessa Gravina, dopo il successo ottenuto al Piccolo di Milano e in giro per l’Italia. E’ il secondo appuntamento di Mantovateatro della Fondazione Artioli, stagione iniziata con “La Guerra dei Roses”. “Le Serve” è un dramma comico e grottesco come può essere la psicosi che confonde realtà e fantasia, teso come l’odio sociale che nasce dall’ammirazione e dall’invidia per i ricchi di chi vive loro accanto. Bonaiuto e Mandracchia, nel dramma di Genet, sono sorelle al servizio di Madame, la Gravina, che la sera esce. Oggi diremmo badanti o colf. Sole in casa, indossano i suoi abiti e gioielli. Lo fanno a turno: una interpreta Madame, l’altra la serva

Genet si è ispirato al caso delle sorelle Papin, nel 1933 in Francia: Lea e Christine massacrarono la moglie e la figlia di un avvocato. Il processo fu seguitissimo e se ne occupò anche lo psichiatra Jacques Lacan, perché nel passato delle sorelle c’era un padre stupratore, il divorzio dei genitori e l’ospedale psichiatrico da cui, inseparabili, uscirono per diventare le domestiche di famiglie agiate.

Genet sembra interrogarsi su cosa sia avvenuto prima dell’omicidio. Al processo, la maggiore fu condannata a morte, poi ergastolo, ma si lasciò andare e morì in pochi anni. La più giovane uscì dal carcere nel 1941, andò a lavorare in un hotel sotto falso nome e morì anziana. Tra le due c’era, si scoprì, un legame amoroso e forse sessuale, che le teneva unite e isolate dal resto del mondo.

Il testo di Genet non è meno maledetto. «E’ bellissimo, un classico, una storia in sé semplice, ma densa di significati, difficile da interpretare, che fa riflettere sull’identità femminila - afferma Anna Bonaiuto - Le due sorelle vivono solo di riflesso, Genet che era stato in carcere era interessato al mondo degli ultimi, di chi diventa criminale perché non ha alternative a cui aspirare». Anna Bonaiuto ha accolto con passione l’occasione di lavorare con Manuela Mandracchia – entrambe erano state allieve di Luca Ronconi – in un dramma tutto al femminile. Attrice di cinema e di teatro, vinse il David di Donatello per “Amore molesto” di Martone, ed è stata la moglie di Andreotti ne “Il Divo” di Sorrentino accanto a Toni Servillo, Manuela Mandracchia ha fatto molto teatro, ma anche film con Nanni Moretti, Archibugi, fino a “Fai bei sogni” di Bellocchio. Vanessa Gravina, oltre che attrice, è stata una modella e personaggio televisivo.

«Non è facile trovare un testo in cui le protagoniste siano donne – osserva Mandracchia -. Bisogna tornare alla tragedia greca. Qui sono figure complesse e incompiute. Solange, la Bonaiuto, arriva a dire che se non sputi su qualcuno, lo sputo ti resta in gola e ti soffoca. Così le serve inscenano il teatrino e ogni sera uccidono Madame. Ma alla fine, nella loro fragilità si fanno solo del male. C’è molto di più del rapporto servo-padrone».

«Sono due poverette - osserva Bonaiuto - nessuno le ama, esistono solo in quanto serve, e nel loro tentativo di inventarsi un’altra vita e buttare fuori la rabbia sono anche comiche. Per interpretarle serviva una grande intesa e con Manuela c’è».

«E’ stato molto interessante - aggiunge Mandracchia - impostare il lavoro con la regia di Giovanni Anfuso. E anche vedere la risposta del pubblico, che non è uguale dappertutto. Soprattutto le donne ci dicono che “Le Serve” scava dentro anche nel tempo, fa emergere qualcosa del proprio vissuto».

I biglietti si acquistano in prevendita (un euro in più) in tutti gli sportelli Unicredit e sul sito www.teatrosocialemantova.it o alla biglietteria del teatro fino a tre ore prima dello spettacolo (tel 0376 1974836). Prezzi: platea 28 euro, palchi 23, ridotto 20, loggia e loggione 15, studenti 15.

Maria Antonietta Filippini


 

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