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Tanti applausi per l’Ocm e Trey Lee

Un successo al Sociale l’apertura della stagione. E l’orchestra vola a Hong Kong

Alla vigilia di una importante trasferta ad Hong Kong, l’Orchestra da Camera di Mantova ha realizzato al teatro Sociale il suo primo concerto della stagione 2017/18 con un programma che rinnovando la vocazione d’interprete mozartiana insieme al suo direttore di più lunga e fedele presenza, vale a dire Umberto Benedetti Michelangeli, affermava anche la propria orgogliosa appartenenza alla tradizione italiana.

Così, accanto al geniale Mozart delle arie d’opera e da concerto su testi d’autori italiani, comparivano Rossini, Vivaldi e Boccherini, tre dei nostri più illustri protagonisti della storia fra Sette e Ottocento, tre altri maestri “universali” mai usciti dal repertorio e muniti di tutte le qualità occorrenti per rimanervi ancora a lungo. Di Rossini si ricordava la vena briosa ed il comunicativo istinto melodico con una non facile pagina per violoncello e archi, “Une larme”, una delle tante perle del suo lungo periodo di operista a riposo, volutasi dedicare alla memoria di Enzo Dara (interprete rossiniano fra i più grandi e gloria mantovana); mentre la straordinaria vitalità vivaldiana si manifestava in uno dei suoi concerti “doppi” (per violino e violoncello, in questo caso), con i due solisti a rincorrersi in imitazioni e in profusione di bravure.

E poi Boccherini, la cui Sinfonia in re minore (denominata “La casa del diavolo”) dava misura di un talento raro, come di una incisiva potenza visionaria, tale, anche per il merito della espressiva e scavata lettura di Benedetti Michelangeli, da rilanciare questa figura che in ambito sinfonico riceve generalmente misuratissime attenzioni, sebbene sul piano critico se ne sprechino le lodi. Per queste pagine, accanto alla pregevole azione dell’orchestra mantovana si evidenziavano i precisi e convincenti interventi solistici del violinista Gianpaolo Peloso, e soprattutto del violoncellista Trey Lee, padrone di una raffinata bravura.

Ma non meno ammirevoli i due solisti di canto ascoltati nella prima parte tutta mozartiana della serata, fra arie celeberrime ed arditi virtuosismi, richiesti in particolare alla voce femminile: e qui, fra quale incertezza, emergeva l’agile eleganza di Sophie Klussmann, ma ancor più, ed anche per dominante corposità timbrica, la generosa chiarezza del baritono Mauro Borgioni. Concerto lunghissimo, ma cordialissimo successo per tutti, con lunghi applausi. (a.z.)



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