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Coppia interrazziale supera gli ostacoli delle differenti culture

Il tassista pakistano incontra la psicologa statunitense Dopo una rottura, ecco che arriva il ricovero in ospedale

Un attore pakistano, Kumail Nanjiani, e sua moglie, l’americana Emily Gordon, hanno scritto una sceneggiatura sulla nascita del loro amore, tra difficoltà culturali che parevano insormontabili. Kumail si è anche interpretato, mentre per il ruolo di Emily è stata scritturata Zoe Kazan, nipote del celebre Elia. Hanno trovato il produttore Judd Apatow, e il regista Michael Showalter. Il risultato è The Big Sick, la più accattivante commedia interrazziale da molti anni a questa parte.

Un film di rara finezza psicologica, pervaso dall’urgenza di emanciparsi da soffocanti tradizioni millenarie. Il protagonista cerca di allontanarsene con monologhi che evocano ironicamente l’esistenza nel Paese d’origine; con sincerità che annulla maschere, simulazioni e false promesse. Tra aperture e rifiuti discriminanti, tra alti e bassi, la relazione con l’americana procede sino al lusinghevole finale.

Kumail, che la madre vorrebbe medico, ingegnere o almeno avvocato, guida un taxi per le strade di Chicago. Uscito di casa, vi ritorna per certe cene serali allorché, sempre la madre, procura d’invitare delle possibili mogli, tassativamente musulmane e pakistane. Il nostro si limita a sorridere, archiviandone le fotografie in una scatola di sigari. Non è venuto in America per vivere come fosse ancora in Pakistan. E poi la sua vera vocazione è quella di sfondare come comico.

Nel tempo libero, si esibisce sul palcoscenico di un club, e al banco del bar del locale conosce una psicologa trentenne che sta facendo pratica terapeutica. Emily, dal viso a punta, e l’espressione spiritosa, senza particolari preamboli lo segue nel letto del suo appartamento. Nonostante patteggino il disimpegno sentimentale, continuano a vedersi sino ad essere presi l’uno dall’altra. I genitori di Emily, nel North Carolina, sono informati della relazione, quelli di Kumail ignorano la presenza della fidanzata bianca. Messo alle strette da Emily che vuol conoscere i suoi genitori, rivela i divieti materni, pena la radiazione dalla famiglia. Ed Emily: «Immagini un mondo in cui noi possiamo vivere insieme?». Prende la porta, e se ne va. Sennonché, come informa il titolo, incombe “la grande malattia” che porta Emily in ospedale per un’infezione polmonare (con relativo coma indotto).

La commedia sposta il suo interesse sui genitori americani, che si precipitano a Chicago. Se le dinamiche della famiglia pakistana, pur divertenti, non riservano sorprese, nel senso del già visto, quelle della famiglia americana sono invece bizzarre e originali. I numeri di Holly Hunter e Ray Romano sotto gli occhi di Kumail che vieppiù imbarazzato dal loro contegno e per il proprio comportamento verso la loro figlia, cerca di farsi accettare, sono piacevolissimi. La drammaticità della situazione è alleggerita dall’amichevolezza del padre, e dalla estrosità della madre che lo segue con aggressività democratica. In pieno disordine emotivo e sentimentale, nevrotica e litigiosa, e tuttavia capace di tenersi stretto il giovane che soffre con loro, la famiglia di Emily appare agli occhi del pakistano lo strambo paradigma del “sogno americano”.

Sono tutti bravissimi, ma una menzione speciale spetta a Kumail per la sua recitazione non-rappresentativa: è sé stesso, senza maschere, confidenziale e simpatico.

Alberto Cattini

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