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MANTOVA

Palazzo Ducale: interventi nelle Gallerie della Mostra e dei Mesi

La vice direttrice Casarin: opere  urgenti dopo i danni del terremot. Oltre 100 mila euro la spesa ipotizzata ma con l’Art Bonus confidiamo nell’aiuto di tutti

MANTOVA. Stucchi, busti lapidei, dipinti murali, bassorilievi in marmo, decorazioni lignee. La straordinaria bellezza delle Gallerie dei Mesi e della Mostra combatte da anni contro l’incedere del tempo e, più recentemente, con i danni causati dal terremoto. Ambienti che, in vista della mostra di Giulio Romano, rappresentano un itinerario obbligato e saranno restaurati a partire da gennaio. Oltre 100 mila euro la spesa ipotizzata - come spiega la vice direttrice Renata Casarin - per questi lavori di manutenzione straordinaria. «Ma se dovessimo pensare a un restauro approfondito - spiega - la cifra sicuramente raddoppierebbe. Ora grazie all’Art Bonus tutti potranno aiutarci, anche con donazioni modeste, e nell’ambito di questi interventi potremo concludere inoltre il restauro dei Camerini degli Uccelli e dei Falconi». Al momento le opere si tradurranno nella pulitura delle superfici decorate e, nella Galleria dei Mesi, verranno anche “ricucite” le fessurazioni causate dalle scosse sismiche che hanno interessato le pareti dipinte. «Anche gli stucchi - aggiunge Casarin - presentano parziali distacchi e necessitano di essere fissati per scongiurare il peggio». E, a proposito di mecenatismo, nella Galleria della Mostra spicca l’imponente targa che ricorda Samuel Henry Kress, l’illuminato statunitense che nel Novecento contribuì generosamente a salvare Palazzo Ducale. «L’ultimo intervento nella galleria è stato appunto quello del 1934 grazie ai fondi del mecenate americano - conferma Casarin - e si concentrò soprattutto sul bellissimo soffitto a cassettoni dipinto. In futuro penseremo al riallestimento della sala con una selezione dei busti».



La Galleria dei Mesi, invece, venne ideata inizialmente come loggia aperta e, nella parte settentrionale, i decori vengono attribuiti a Giulio Romano (nel 1572 la Galleria venne poi ampliata e chiusa). Questo imponente corridoio nasce come una sorta di introduzione all’appartamento del duca Federico e l’opera di ampliamento verrà continuata poi dal Bertani.

Così come le gallerie dovevano dimostrare il prestigio e la grandezza dei Gonzaga, «L’Appartamento e nello specifico la Sala di Troia - aggiunge Casarin - con le sue splendide scene eroiche giuliesche ispirate alle vicende delle guerra, doveva legittimare la discendenza di Federico e dei Gonzaga dagli antichi imperatori Paleologhi visto che lui aveva sposato l’ultima della dinastia dell’imperatore d’Oriente».

La Galleria della Mostra colpisce per il soffitto a cassettoni lignei ma anche per le sue dimensioni: quasi 7 metri di larghezza e 64 di lunghezza. «Qui si trovavano le collezioni gonzaghesche - conclude la vice direttrice - e opere preziosissime come, ad esempio, La Morte della Madonna di Caravaggio, acquistata da Rubens per il duca Vincenzo I. Parliamo di spazi importantissimi, dunque, ma anche estremamente delicati e questi restauri sono indispensabili. E’ chiaro - conclude - che più fondi avremo, e per questo ci appelliamo alla sensibilità di tutte le persone che amano il palazzo, e più potremo completare i lavori e salvaguardare questo immenso patrimonio». 


 

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