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fabrizio trezzi 

L’infermiere-scrittore punta a pubblicare il suo quarto romanzo

Fabrizio Trezzi, classe 1966, ha cominciato a lavorare sedicenne nelle case di riposo e adesso sono 23 anni che fa l’infermiere all’ospedale del paese dove è nato, Castel Goffredo. Tirando le somme,...

Fabrizio Trezzi, classe 1966, ha cominciato a lavorare sedicenne nelle case di riposo e adesso sono 23 anni che fa l’infermiere all’ospedale del paese dove è nato, Castel Goffredo. Tirando le somme, da 30 anni è nel settore assistenza, con una passione: la scrittura: «A scuola e agli esami di stato scrivevo direttamente in bella copia, la brutta la consegnavo in bianco», racconta. Trezzi ha già pubblicato tre romanzi e il quarto è in stand by perché si è fratturato la mano destra e non può scrivere al computer.

«Il 17 ottobre sono diventato papà, dormivo poco - dice - e dopo una visita pediatrica a Davide, sono svenuto appena uscito dall’ambulatorio e, cadendo, oltre alla mano ho subito altre due fratture, mascellare e orbitale per cui sono stato operato». Il primo romanzo che ha pubblicato, l’anno scorso a Roma (Europa edizioni), si intitola Domani sorge ancora, ambientato in una clinica milanese. Il secondo, La vita non è un film (Amazon, anche in versione e-book) è una storia di “amore all’improvviso” che si svolge a Londra. Il terzo, Qualcosa è cambiato (Amazon) spazia dall’Himalaya alla Val Gardena: anche qui è love story. «Se hai 50mila euro da spendere ti fanno scalare l’Everest, però non ti garantiscono che vada tutto bene. Nel mio romanzo una coppia che ama il brivido decide di fare questa esperienza. Ma lei muore e lui sprofonda nella depressione. Medita di farla finita. Ma in Val Gardena trova un nuovo amore», dice Trezzi, appassionato di montagna sia d’estate che d’inverno. Ci va con la moglie (e d’ora in poi col piccolo Davide) e con un cagnolino, un meticcio preso al canile.

E il romanzo in cantiere? «È una storia d’amore, a New York», risponde. Precisa che nei suoi romanzi d’amore, oltre al sentimento e ai baci «c’è qualcosa di più, per cui sono adatti a un pubblico adulto». Quindi, adatto a tutti c’è solo il romanzo ambientato nella clinica milanese? Trezzi ammette che così è. In Domani sorge ancora, il primo romanzo, c’è tuttalpiù qualche espressione colorita: «Negli ospedali qualche parolaccia succede», ammette. Ci sono realtà difficili e drammatiche. Trezzi fa un paragone che ci può stare: «Nel film Platoon, di Oliver Stone, quando un soldato salta in aria su una mina, gli altri non è che dicono pofferbacco!». Non manca il lato comico: «Qualche medico sembra Robin Wlliams che interpreta Patch Adams nel film», dice.

Gilberto Scuderi

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