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Così i Caduti ritrovano casa

Il ricercatore ha trovato le tracce di ventimila soldati che risultavano dispersi

Giovanni Chiarini è diventato in breve tempo un’autorità in materia di caduti della Prima Guerra Mondiale. Passione e tenacia animano la sua ricerca che è iniziata quando, nel 2011, ha preparato la documentazione per chiedere alla prefettura la medaglia che attesta la prigionia e, soprattutto, l’internamento in campi tedeschi del padre Primo. In compagnia della figlia Elena avvia la ricerca che si conclude con la consegna della medaglia in occasione del 25 aprile. Un riconoscimento per uno dei tanti Imi, Internati militari italiani, che hanno sofferto la prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tuttavia è la Grande Guerra che affascina Giovanni Chiarini. Nel 2012 la prima avventura che lo porta nel cimitero militare di Bielany, in Polonia, alle porte di Varsavia. Qui, dopo una ricerca d’archivio, trova la tomba di Antonio Beschi. «Mia suocera sapeva che suo nonno paterno era sepolto nello stesso cimitero e nel 1993 aveva chiamato il custode per avere notizie della tomba. Recuperiamo il numero, chiamiamo, ci rispondono e si appuntano il nome, Antonio Beschi».

Era il Natale 2012 e dopo qualche giorno Giovanni richiama: «Suo zio è qui, II° settore, VI° fila, IX° tomba, abbiamo spalato la neve e lo abbiamo trovato». Un altro parente è poco lontano, Luigi Pasotti. «Siamo partiti in estate e siamo andati davanti alla tomba di Antonio io e mia moglie Ines e finalmente abbiamo potuto dire “ti abbiamo trovato zio”.

Da qui nasce l'avventura che lo porta ad oggi ad aver catalogato circa 20mila caduti che risultavano dispersi e, soprattutto, a collaborare con alcuni dei principali blog dove si trovano i sacrari italiani con di seguito gli elenchi completi dei caduti che si trovano in quei cimiteri. La passione per gli archivi e gli elenchi mette Giovanni nella condizione di lavorare, con metodo certosino, alla redazione di elenchi molto dettagliati: nome e cognome, date, partenza e provenienza. Un lavoro utile per chi cerca il proprio caduto perché gli elenchi di Giovanni nascono dall’incrocio di vari data-base e di vari portali.

In questo modo Giovanni sistema gli omonimi e molti persone ritrovano i loro cari grazie al lavoro di Chiarini. Ad oggi sono 21 i sacrari che Chiarini ha analizzato, tra i quali quello di Bielany, Lubiana, Sofia, Milovice, Salisburgo, Zagabria, Lione e altri dieci sono quelli italiani. I suoi elenchi si trovano sul sito www.pietrigrandeguerra.it e www.cadutigrandeguerra.it.

«È un lavoro che mi occupa intere settimane. Per sistemare un centinaio di caduti, completando l’elenco con tutte le informazioni, ci impegno giorni; ma è altrettanto vero che spesso riesco ad accelerare perché i dati sono già completi o parzialmente completi. Una volta terminato l’elenco lo metto online sui siti».

Questo lavoro, però, diventa ancora più interessante quando Giovanni viene chiamato in causa da famigliari che cercano il proprio caro. «In molti mi telefonano e così nascono ricerche nelle ricerche». Fra le tante quella che ha permesso a Chiarini di ritrovare Andrea Bellini, soldato che nella lapide nella chiesa Famedio di Castiglione risulta disperso. «Ho trovato la tomba e ho trovato gli eredi ai quali ho indicato dove si trova il loro familiare; ma ho anche svelato un piccolo mistero sempre legato alla mia famiglia dove ho rintracciato due fratelli di mio nonno di cui non c'era traccia».

Le ricerche di Chiarini muovono anche i parenti che vivono nei Comuni limitrofi a Castiglione e così da Lonato a Montichiari, dove ha già da tempo pronto un lungo elenco consegnato ai famigliari e alle autorità, fino a Medole e non ultimo Rodigo dove, su sollecitazione della famiglia, ha recuperato la tomba del soldato Pasqualotto riportato accanto a sua moglie lo scorso 4 novembre, il lavoro di Chiarini è apprezzato e conosciuto. A questa attività si affianca però il valore della memoria. «È stata una guerra terribile, un’immensa carneficina. Credo sia giusto ricordare queste persone» afferma Giovanni che scopre, nel 2014, l’iniziativa del Ministero e della Regione Friuli: 600mila medaglie commemorative che possono essere consegnate ai famigliari dei caduti che ne fanno richiesta e presentano relativa documentazione. Chiarini scrive, si mette in contatto e si fa promotore di questa iniziativa nell’Alto Mantovano e fra i suoi contati. Ad oggi ne ha fatte ritirare 114 ad altrettante famiglie e ha presentato domanda per 300.

«Chiedo alle persone che accompagno di preparare una scheda con foto e i dati del caduto in modo che al momento della consegna della medaglia ci possa essere anche un ricordo del volto della persona che ottiene quel piccolo riconoscimento». Il lavoro prosegue e la sua mail - famiglia_chiarini@hotmail.com - è a disposizione di chi lo vuole contattare per cercare traccia dei propri caduti.

Luca Cremonesi

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