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Kid Cadena e gli eroi per caso che salvarono la città dalla piena

Mi vien da dire che oggi si spenda il temine eroe con una facilità tale da sminuirne, in fondo, valori effettivi di coraggio e di rischio personale. Sia come sia, mi espongo fino a parlare degli eroi...

Mi vien da dire che oggi si spenda il temine eroe con una facilità tale da sminuirne, in fondo, valori effettivi di coraggio e di rischio personale. Sia come sia, mi espongo fino a parlare degli eroi di novembre, riandando alle esperienze vissute e alle testimonianze dirette di un cronista della Gazzetta poco più che ventenne.

Correvano i giorni terribili della piena del 1951, con il Mincio, ingrossato anche dal Garda, che veniva non solo respinto alla foce di Governolo ma riceveva la massa spaventosa d’acqua del Po, salito dalla portata normale dei 2.500-3.000 metri cubi al secondo a 12.500, come mai era accaduto prima.

Dell’alluvione i mantovani si rendevano conto per un fenomeno sconvolgente: il Vasarone rovesciato, andava a ritroso, superati i 3 metri e 80 di dislivello dal lago di Mezzo e così risaliva nel Superiore, con la corrente fin quasi alle Grazie. I tre laghi era diventati uno specchio d’acqua unico. E la città? Borgo Cittadella e la Cartiera Burgo sott’acqua; ci voleva la barca in piazza Castello, piazza Santa Barbara, via Teatro Vecchio.

Allagato il Bibiena. Sbarramenti creati a Mulina, a Catena, a Sant’Alò. La pressione contro il bastione di piazza Virgiliana e le altre difese perimetrali era spaventosa, con i laghi cresciuti di 10 metri.

Punto critico del Po, nel Mantovano, rimaneva il curvone tra Borgoforte e Scorzarolo, con l’intera popolazione impegnata ad ammassare sacchi, nella notte, lungo l’argine maestro.

Nella trincea s’era aperta un’infiltrazione e un giovane, Vito Maggi detto “Morin”, facendo scudo con il suo corpo, permetteva di intervenire, scongiurando il peggio.

Poco più a valle, i sei barconi del ponte tra Correggio Micheli e San Benedetto Po erano ancorati alla meglio e la violenza della corrente imponeva di accostarli. Sfidando il pericolo, quattro pontieri tentavano con un barchino, che però affondava. Tre riuscivano a salvarsi, non il quarto, scomparso sott’acqua: si chiamava Remigio Boni, 56 anni, abitava a San Nicolò Po.

Mercoledì 14 novembre, tra le 18 e le 20, il Po sfondava nel Polesine a Occhiobello: una bomba di 300 milioni di metri cubi d’acqua, allagati 100mila ettari di territorio, più di 100 le vittime, distrutte 800 case, crollati 52 ponti, esodo di 150mila abitanti. Sciagura immane.

Sembrava che la situazione dovesse migliorare e invece a Mantova l’allarme continuava il giovedì 15 per infiltrazioni nel bastione di piazza Virgiliana, subito tamponate e per qualche fontanazzo, i geyser che uscivano dagli argini, contenuti dalle coronelle di sacchi.

Venerdì 16 novembre, alle 8.45, infiltrazioni nello sbarramento di Sant’Alò, in piazza Arche. Fuga generale e il panico si diffondeva. Il coraggio di quattro uomini bastava a scongiurare il peggio: un ragazzo, Franco Nicolini (popolare come pugile Kid Cadena) si gettava con il suo corpo contro l’infiltrazione, dando modo di completare l’intervento agli amici Silvano Gadioli, Raffaele Ampolini e al tecnico comunale architetto Attalo Poldi.

Eroi veri ? Giudicate voi.



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