Quotidiani locali

Esistenze diverse alla ricerca di dialogo

Il romanzo dell’autore israeliano è ambientato a Tel Aviv Lo scrittore è stato tra i protagonisti di “Bookcity” a Milano 

“Tre piani”, è l’ultimo romanzo di Eshkol Nevo, romanziere israeliano, tra i protagonisti dell’ultima edizione di “Bookcity” a Milano. La storia di svolge all’interno di un bel condominio, in una zona residenziale vicino a Tel Aviv. Tre piani, tre capitoli, una storia per piano. I protagonisti raccontano tutti qualcosa a qualcuno, in forme diversamente intriganti. Al primo piano, Arnon racconta a un amico di lunga data seduto a un bar il guaio in cui si è cacciato. Teme che l’anziano vicino di casa, che spesso fa da baby sitter alla più grande delle sue figlie, l’abbia in qualche modo, non chiaro, molestata. Una supposizione che lo fa impazzire. Al secondo piano, Hani, giovane madre di due figli spesso sola perché il marito viaggia per lavoro, scrive una lettera alla sua migliore amica raccontando dell’incontro forzato con il fratello del marito, un farabutto ricercato dalla polizia. Infine al terzo piano Dvora, giudice in pensione, racconta a Michael, il marito defunto, registrando tutto sul nastro di una vecchia segreteria telefonica, il suo incontro con i giovani manifestanti di via Rothschild che pretendono maggior giustizia sociale, una situazione che, per vie strane del destino, la farà incontrare, dopo anni, suo figlio. «Quando nasce un genitore nasce una persona preoccupata», dice Nevo a proposito di Arnon. «Da ragazzo mi sono trovato in situazioni pericolose e non ho mai avuto paura. C’è qualcosa di insito nel ruolo del genitore che ti fa preoccupare. Mi interessa indagare la linea sottile tra preoccupazione e ossessione. Tu non sei uno psicopatico, sei un bravo padre, compi degli errori perché paradossalmente questa è la cosa giusta da fare. Che avrei fatto io al posto del protagonista? Se la risposta non è immediata allora è un buon lavoro. Confesso che mi interessano di più i personaggi che fanno le cose sbagliate». Gli fa quasi eco Hani, la voce del secondo piano, che confessa all’amica: «La verità è che non lo so Neta. A volte qualcosa dentro mi ordina, mi grida: Fa’ la cosa non giusta! Fa’ la cosa non giusta! Mi capisci? Mica tanto, eh?» C’è chi lamenta il finale aperto dei suoi libri. «E’ vero, ma l’aspetto positivo è che il libro continua a restare con te, con te che lo hai scritto e con il lettore che dopo anni si chiedi ancora come potrebbe andare a finire». Rispetto alla situazione politica in Israele la sua posizione è netta. «La guerra ha un prezzo evidente, che vedi, ed è la morte, e quello nascosto, che non vedi e che è un tormento continuo. La seconda Guerra del Libano ha ancora effetti sulle persone. I razzi sono arrivati nella mia città e per la prima volta le mie figlie hanno realizzato che in Israele c’è un potenziale e costante stato di minaccia. L’innocenza è sparita quell’estate di tre anni fa. Dobbiamo cedere dove dobbiamo cedere. Vale la penna negoziare, pagare un prezzo per non vivere così». E va oltre. «Personalmente sento che la redenzione dalla solitudine non si trova nella politica ma nella relazione intima tra le persone. Le persone sono costantemente con il loro telefono, il lavoro, una conversazione da cuore a cuore resta la vera redenzione». Il racconto, la confessione, la ricerca di un dialogo con una persona amata, di fiducia è, del resto, l’ossatura di “Tre piani”. A Dvora la più definitiva delle chiose: «E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia. Se non c’è uno così, a cui svelare segreti, a cui sciorinare ricordi e consolarsi, allora si parla con la segreteria telefonica Michael. L’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare disperati nel buio, nell’atrio, in cerca del pulsante della luce».

Tina Guiducci

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon