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Il trasvolatore oceanico diventato un eroe dei cieli

Dalle grandi imprese con gli idrovolanti all’ultima missione a Gibilterra

Seconda guerra mondiale iniziata da due mesi: il quotidiano “la Voce di Mantova”, venerdì 23 agosto XVIII E,F. (Era Fascista, 1940) pubblica il Bollettino N. 79 del Quartier Generale delle Forze Armate: “Una nostra formazione ha bombardato gli obbiettivi militari di Gibilterra. Un velivolo non è rientrato”. Era il 20 agosto, come avrebbe confermato il Diario della Gibraltar Defence Force: “Terzo raid di bombardieri su Gibilterra. Il primo aereo giunse alle 23.30 e fu illuminato dai riflettori al momento dello sgancio delle bombe. L’aereo mantenne la sua corsa e l’artiglieria aprì il fuoco. L’aereo fu colpito e precipitò nello stretto”.

Come sempre in guerra, fonti discordanti sugli effetti dell’incursione: piccolo incendio subito domato per gli inglesi; fiamme altissime per il giornalista dell’Associated Press da La Linea de la Concepcion e da Algesiras, città confinanti e da spettatori a Tangeri. Sabato 31 agosto, sempre dalla Voce, i mantovani potevano sapere che era pervenuta al Comune di Mantova “dal Ministero dell’Aeronautica la notizia secondo la quale il capitano pilota concittadino Ireneo Moretti, decorato di Medaglia d’oro al Valore Aeronautico è da ritenersi “disperso” non avendo fatto ritorno da una missione di guerra”.

Era toccato al vice podestà, avvocato Emilio Fario, l’ingrato compito di andare in via Corrado 47 e comunicarlo ai familiari, più conosciuta di tutti la sorella Rita Moretti Stori, ostetrica. Ireneo era nato a Castellucchio il 2 agosto 1904 ma la famiglia, papà Stefano, mamma Giulia Panzini, si era trasferita a Mantova nel 1913.

Doveva essere chiara la sua passione per il volo, forse già maturata con i pionieri sul Migliaretto: vero che lo troviamo nelle liste di leva del 1923 come marittimo del Compartimento di Venezia (la Marina aveva una piccola flotta di idrovolanti) ma il 16 ottobre del ‘23 subito arruolato nella Regia Aeronautica, istituita appena sette mesi prima, il 28 marzo.

Così, ecco Ireneo, uscito alla Scuola di pilotaggio a Portorose con il brevetto di pilota nel giugno del 1924, dunque men che ventenne.

La “missione di guerra” del freddo comunicato ministeriale era appunto quella su Gibilterra del 20 agosto 1940. Dalla base di Decimomannu erano partiti due aerei SM 82: il primo alle 17.40, pilota il capitano Enrico Rossaldi, due ore dopo il secondo, ai comandi il maggiore Giovanni Battista Lucchini; equipaggio con il capitano Ireneo Moretti, il tenente pilota Francesco Paolo Materi, il maresciallo Anselmo Bolzanin, i primi avieri Paolo Gennari e Gavino Canu.

Si poteva definire una missione sperimentale, di verifica degli aerei da trasporto adattati a bombardieri, con quattro bombe ciascuno da 250 chili. Gibilterra era strategicamente fondamentale, tanto più per la Mediterranean Fleet in porto, con l’ammiraglio sir James Fownes Sommerville. Spiegabile la scelta di piloti già noti e di lunga esperienza. Eseguita la missione, Rossaldi tornava regolarmente alla base, Lucchini sarebbe stato atteso invano.

Moretti era già entrato nella storia aeronautica, molto apprezzato collaudatore di prototipi, ma principalmente quale pilota, presente nell’albo d’oro dei trasvolatori mediterranei e oceanici, vivendo la stagione di Italo Balbo e delle grandi imprese. Perché lo era certamente la Crociera del Mediterraneo occidentale (1928, 25 maggio – 1 giugno), con 61 idrovolanti decollati da Orbetello, dove sarebbero atterrati dopo aver percorso oltre 3 mila chilometri tra Sardegna, Spagna e Francia.

Di slancio, l’anno dopo, la Crociera del Mediterraneo orientale, dal 5 al 19 giugno 1929: formazione di 35 idrovolanti per 4600 km in 8 tappe da Taranto a Orbetello su Grecia, Turchia e Russia sovietica. Ovunque accoglienze festose e larga risonanza mondiale.

Il successo accresceva le ambizioni fino all’Atlantico, con la crociera Italia - Brasile, dal 17 dicembre 1930 al 15 gennaio 1931: da Orbetello decollavano 14 idrovolanti e Moretti copilota di I – CALO del ten. Jacopo Calò Carducci. Tappe in Spagna, Sahara spagnolo e Bolama (Guinea portoghese) poi l’avventura del volo oceanico fino a Bahia, con folla entusiastica e inaugurazione di un monumento a Virgilio. Poi Rio de Janeiro e i milioni di persone, soprattutto italiani immigrati. Tra i giornalisti testimoni Adone Nosari, mantovano di Gonzaga e futuro direttore nel 1943 della Voce di Mantova.

I trasvolatori rientravano sul transatlantico Conte Rosso ma per ritrovarsi nel 1933: Crociera del Decennale (della Regia Aeronautica), obbiettivo Chicago, dove si svolgeva “Century of progress”, esposizione universale. Sempre Balbo mobilitava 25 idrovolanti S55, equipaggi selezionati e il maresciallo Moretti su I – BIAN, cap. Vincenzo Biani, partenza da Orbetello il 1° luglio, ritorno a Roma il 12 agosto. Percorso con tappe in Olanda, Irlanda, Islanda per il nuovo balzo atlantico verso il Canada, quindi Chicago e l’accoglienza di milioni di persone, corteo di 50 auto, targa stradale per Balbo, proclamato “Aquila volante” da una tribù Sioux e ricevuto alla Casa Bianca dal presidente Roosevelt. Stesso scenario trionfale a New York, con parata a Broadway e poi a Roma al ritorno: atlantici promossi al grado superiore, Balbo a Maresciallo dell’Aria. Le imprese atlantiche erano costate sette caduti.

I clamorosi successi si traducevano poi nella LATI, Linee Aeree Transcontinentali Italiane, trasporti postali e di passeggeri: viaggio inaugurale di ritorno da Recife (Brasile) all’Isola del Sale (arcipelago di Capo Verde) il 22 dicembre 1939, affidato allo SM83, sigla I-AZUR, equipaggio il capitano Gori Castellani e il maresciallo pilota Ireneo Moretti. Non sappiamo se abbiano fatto altri viaggi e quanti: di certo I - AZUR, decollato da Recife, veniva fermato all’Isola del Sale il 10 maggio del 1940, nell’imminenza quindi della guerra.

La motivazione della Croce di guerra riferisce di una azione di Moretti sulle Baleari, tra luglio e agosto 1940, comandante di reparto bombardieri, contro navi inglesi, danneggiandole gravemente. Decorazione poi commutata nel 1944 in medaglia d’argento al Valor Militare ma alla memoria, quindi non più considerato disperso da quell’ultima missione, tragicamente conclusa in quel Mediterraneo sorvolato 12 anni prima.

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