Quotidiani locali

Musical su Barnum il genio ideatore del circo a tre piste

Una favola che propone le ingenuità del tempo andato I momenti migliori quando le canzoni scalzano i dialoghi

Opera prima dell’australiano Michael Gracey, The Greatest Showman si avvale di una sceneggiatura riscritta da Bill Condon, autore di musical di successo come Chicago, Dreamgirls, La bella e la bestia. Nonostante i crediti d’autore, ne è uscita una favola che propone le ingenuità del tempo andato, di un personaggio dickensiano alla Pip di Grandi speranze. L’orfano di un sarto sogna in grande, non sa che cosa vorrà, ma gli basta pronunciare la parola “magia” per incantare una coetanea di famiglia odiosamente altezzosa, e di farla attendere che guadagni quel poco che basta per sopravvivere. Si sposano, Phineas e Charity, hanno due figlie, e il loro benefattore non è l’ex galeotto di Dickens, ma un atto di proprietà di una flottiglia affondata nel Mar della Cina, che il giovane raccoglie dalle spazzature e presenta alla banca come garanzia dei capitali richiesti per acquistare un edificio di Manhattan e insediarvi il suo museo delle stranezze. Un’improbabile generosità finanziaria si coniuga con un progetto frutto del caso, quando Phineas scorge un nano che sogna una divisa da generale; e dopo di lui una lavandaia barbuta, un’albina, un gigante, un uomo pallone, e così via. E non si limita a farli apparire, li fa cantare e danzare alle sue spalle, e autentico miracolo, tutti i “freak” sanno intonare il loro orgoglio, sanno muoversi con l’energia e il talento del miglior corpo di ballo dei musical del passato.

Il repertorio delle favole moraleggianti s’innesta sul plot. Il Phineas Barnum di Hugh Jackman, noto come il creatore del circo a tre piste, nel film è il prototipo dell’uomo che si fa da sé, e non si accontenta del conto in banca. Lo muove il risentimento verso i suoceri, e pretende di farsi accettare dal gran mondo, addirittura dalla regina Vittoria. Vuole che le sue bambine siano trattate con l’importanza che spetta ai ricchi. Allo scopo convince il rampollo dei Carlyle (Zac Efron), drammaturgo di scarso rilievo, a curare le pubbliche relazioni. E questi si lascia persuadere anche perché fulminato dalle grazie della trapezista di colore (la ballerina modella Zendaya).

Si creano così due storie simmetricamente opposte. Mentre il protagonista è un parvenu senza licenza per i salotti che contano, il coprotagonista è bandito anche dai genitori, per il suo “pavoneggiarsi” con la bella nera. Alla lunga ciascuno dei due riporta la vittoria sui pregiudizi sociali. E come nelle più convenzionali storie della MGM, Phineas deve prendere una sbandata per una cantante d’opera (Rebecca Ferguson), per comprendere quanto sia importante il ruolo della moglie (Michelle Williams). Era dai tempi dell’attempato James Stewart che non si vedeva sullo schermo un 50enne che interpreta l’amoroso di belle speranze. E Jackman osa il ruolo. Però sa cantare e ballare. I compositori sono quelli di La La Land, Justin Paul e Benji Pasek, e le loro canzoni che in alcuni momenti sostituiscono i dialoghi o fungono da flussi di coscienza, sono gli aspetti migliori del film. Da notare che sotto la barba della lavandaia si nasconde l’hawaiana Keala Settle, acclamata star di Broadway. Morale: dove s’incrociano le classi sociali, anche lo spettacolo popolare può acquisire i meriti che si attribuiscono all’arte, di rendere “felici” gli spettatori.

Alberto Cattini

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon