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Carmen di Bizet vive in un mondo pacificato ma senza più passione

A Firenze il regista cambia il finale dell’opera lirica  L’ironia di Settis: ora mettiamo mano alle tragedie greche

Finalmente una buona notizia: il femminicidio sconfitto una volta per tutte a Firenze. Basta invertire le parti, Don José non ammazza Carmen, e in compenso Carmen ammazza Don José.

Delitto per delitto, meglio che a morire sulla scena sia un maschio sessista. Come non essere d’accordo? E siamo solo al principio.

Dato il coraggioso sostegno della politica (il sindaco Dario Nardella) è facile prevedere gli sviluppi, che - possiamo anticipare - saranno in tre direzioni diverse e convergenti.

Prima di tutto, è ovvio, le violenze contro le donne diminuiranno sull’istante d’intensità e di numero, e non solo a Firenze e contado, ma anche in Sri Lanka, Uruguay e Ucraina. Ora che si è diffusa la notizia che il sindaco di Firenze non ci sta, tutti in riga. Una svolta storica.

Ma per garantire il successo dell’audace iniziativa, non basta. Bisogna procedere su questa strada così intelligente e progressiva: per fare un solo esempio, possiamo finalmente auspicare un Ballo in maschera dove Ulrica non è più “dell’immondo sangue dei negri”, come nel libretto musicato da Verdi, ma diventa una casalinga di Scandicci.

Si salverà invece la Lucia di Lammermoor, dato che qui è la protagonista che pugnala il marito, dunque tutto ok.

“Ah, quella destra di sangue impura ! ” va super-bene, ove si tratti di una destra al femminile. Si imporranno a questo punto non meno drastici provvedimenti su altri testi inammissibili, a cominciare dalle tragedie greche; e finalmente Clitennestra, vendicata, risorgerà dalla tomba.

Per non dire delle violenze contro l’infanzia: si attende a Firenze una Medea di Euripide in cui la protagonista, anziché uccidere i figlioletti, li culla amorevolmente cantando la ninna nanna.

E infine, la terza conseguenza del geniale neo-finale della Carmen. Bisogna prevedere con urgenza apposite squadre di vigilantes che si rechino di casa in casa a raccogliere dischi e libretti della Carmen dove c’è ancora l’ormai obsoleta ultima scena con la povera Carmen torturata e uccisa.

I testi eterodossi (ora la Carmen, domani l’Otello anche quello di Shakespeare, si capisce; dopodomani l’Orestea di Eschilo) potrebbero turbare gli animi, meglio distruggerli prima che sia troppo tardi.

Firenze ha qualche precedente in proposito: in piazza della Signoria esattamente 520 anni fa, il 27 febbraio 1497, fra’ Girolamo Savonarola bruciò una pila di libri e quadri pieni «di cose vane, di figure ignude, libri eretici, specchi e molte cose vane e di gran valuta».

I roghi delle vanità, o “bruciamenti”, di Savonarola sono un ottimo precedente delle crociate in nome del politically correct, ed è bello che Firenze voglia anche stavolta rivendicare la leadership.

Ci avviamo insomma (la vera buona notizia è questa) verso un mondo pacificato, anestetizzato, dove contrasti, passioni e delitti non sono mai avvenuti, dove nessuno si è mai sognato di uccidere donne e bambini, dove tutti compulsano codici etici prima di fare un passo o di pronunciare una sillaba (figuriamoci scriverla).

Chi immagina una società piena di conflitti, contrasti, tensioni, problemi da guardare in faccia appartiene al passato.

Riparte da Firenze il brave new world al cloroformio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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