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Da giovane soldato in guerra a “schiavo di Hitler”

Il diario del padre diventa un libro: Desiderati a Guidizzolo racconta ‘La Resistenza oltre le montagne’

A 19 anni partì per la guerra. Antonio Desiderati, contadino di Guidizzolo, nel luglio 1943 fu mandato alla frontiera con la Slovenia. L’8 settembre, il generale Badoglio firmò l’armistizio e di colpo i nostri soldati si trovarono a un bivio. Chi poté fuggì e si unì ai partigiani in montagna, la maggioranza fu incastrata nelle zone di combattimento, ma rifiutò di unirsi ai tedeschi. Ben 716mila furono mandati in Germania come “schiavi di Hitler”. Fra loro c’era Antonio Desiderati, soldato da nemmeno due mesi. Passò due anni di stenti, freddo, poco cibo e lavoro massacrante, ma tenne un diario.

Suo figlio, che ascoltava i racconti del padre ed è divenuto così testimone, ora ha pubblicato quel diario, con un inquadramento storico e, brani di un libro di Alessandro Natta, e il frutto di lunghe ricerche. Per l’associazione culturale L’Infinito, Sergio Desiderati, ex sindaco di Guidizzolo, in una serata di letture, poesie, emozioni, presenterà il suo libro “La Resistenza oltre le montagne”, domani sera alle 21 nella sede Avis di piazza Alessandro del Prato 28 a Guidizzolo, insieme ad Anna Giallonardo, già insegnante, che ha notato come nei libri di storia a scuola il dramma degli Imi (internati militari italiani) sia dimenticato.

Il papà di Desiderati fu catturato con i suoi commilitoni e caricato su treni che girarono mezza Europa, prima di arrivare in Germania. Finì in un campo di concentramento. Certo non di sterminio, ma nemmeno di prigionia. Una via di mezzo. Perché Hitler aveva deciso di utilizzare i soldati italiani nei lavori agricoli, nelle fabbriche e per spalare le macerie dei bombardamenti. Le vittime furono numerose anche uccisi per stabilire l’obbedienza con il terrore.

Un filo spinato, racconta Desiderati nel suo diario, divideva gli italiani da altri prigionieri, come i francesi a cui arrivavano i pacchi della Croce rossa. E gli italiani si sentirono abbandonati e capirono che non erano nemmeno prigionieri di guerra. Addirittura, verso la fine, furono obbligati a firmare delle carte secondo cui non erano più militari, ma civili. Quasi avessero scelto loro di emigrare in Germania.

Il diario ha la brillantezza del racconto di un giovane di 19 anni, che sente la mancanza della famiglia, ha paura, ma resiste. Con i compagni va a rubare le patate ai contadini, poi viene mandato ad Amburgo. Ogni giorno pensa che sarà l’ultimo.

La guerra finisce, ma Antonio potrà partire solo il 20 luglio 1945. E’ morto nel 2002, dopo una vita serena, e tre figli.

«Quei soldati sono stati il primo nucleo della Resistenza antifascista – spiega Sergio Desiderati - , se fossero passati con Mussolini, quanto sarebbe durata la guerra in Italia, quanti morti in più? Dissero sempre di no».

Maria Antonietta Filippini



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