Quotidiani locali

Viaggio di sola andata per Bristol

Lo scrittore Cristiano Ferrarese si racconta domani pomeriggio al Baratta

Diario di bordo, atto d’accusa, monologo sincopato: “Mi chiamo Cristiano Ferrarese, ho 44 anni e mi sento una persona fortunata” (Edizioni Il Galeone) è un testo che sfugge alle classificazioni, proprio come il suo autore e protagonista. Genovese di Busalla e mantovano d’adozione, Ferrarese, che di anni adesso ne ha quarantasette, è stato operaio, insegnante, libraio e sindacalista. Finché la disillusione si è illividita in insofferenza e allora Cristiano ha scelto di mettere il filtro della distanza tra sé e la nostra Italia piccola piccola, «un paese in necrosi a cui nessuno vuole dare una sepoltura».

Scelta avventatamente saggia, o saggiamente avventata, perché ce ne vuole del coraggio per reinventarsi altrove a 40 anni suonati (anche se l’imperativo della giovinezza ha dilatato le stagioni). Forse l’unica scelta possibile. Di sé e del libro, e di sé nel libro, Ferrarese parlerà domani alle 17 nelle sala delle colonne della biblioteca Baratta, a Mantova in corso Garibaldi, con i giornalisti Igor Cipollina (Gazzetta di Mantova) ed Emanuele Salvato.

Dal 20 giugno al 24 dicembre 2015 (con un’introduzione che si riallaccia all’oggi): il memoir di Ferrarese abbraccia sei mesi intensi, affrontati con il piglio di chi si ostina a pedalare in salita e controvento, sotto la pioggia battente di Bristol. Intimo e ruvido, dalla prosa asciutta, il libro racconta dei mesi di Cristiano come badante per malati con problemi di demenza e del lavoro come portiere di notte per un albergo di lusso, alternando la cronaca delle avventure inglesi a riflessioni, confidenze, invettive che annodano vicende personali a tensioni collettive, la storia minuta con la Storia larga. Il libro ha pure una colonna sonora, bizzarra e laterale come il gusto di chi si è divertito a mescolare Aznavour e i Pink Floyd, Caterina Caselli e il Coro dell’Armata Rossa, Califano e i Clash. Ma il posto d’onore spetta a Fabrizio De André, che Cristiano colloca nel suo pantheon insieme a Jannacci, Merini, Bene e Bianciardi.

«L’Italia? È un paese balcanico dove tutto è rallentato – rispondeva qualche mese fa Ferrarese alla Gazzetta – Non che la Gran Bretagna sia il bengodi, al contrario, è un paese profondamente classista e razzista, ma gli inglesi sono furbi e guardano al business».

Se lo Stivale è irrimediabilmente rovinato e sull’Inghilterra grava ora l’interrogativo della Brexit, a tenera a galla e sui pedali Ferrarese è la fame. «Di immagini. Di suoni. Di parole. Da condividere. Da vivere insieme. Nelle proprie individualità. Nelle proprie splendide solitudini». La zattera della curiosità. (ig.cip)

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO

Sconti sulla stampa e opportunità per gli scrittori