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Storia e ricette del pronipote di Poma

“La trippa e il budino”, un racconto sulla scia di ricordi, odori e sapori

Trippa e budino, insolito abbinamento. Infatti non è un ricettario ma la storia della famiglia di Carlo Poma – l’autore del libro, pronipote dell’omonimo martire di Belfiore impiccato il 7 dicembre 1852 – con un intermezzo di ricette, una decina di pagine. La trippa e il budino, uscito a Bologna da Persiani editore (206 pagine, 14,90 euro), porta in sé anche un enigma: quello famigliare – risolto da genealogia e carte bollate – e del rapporto tra i genitori di Carlo: Ugo e Alma. La trippa era cucinata dalla nonna Armea, nella casa al n. 51 di via Chiassi, a Mantova. Nella stessa casa, Alma – di Bagnolo San Vito – era la cameriera e Ugo il signorino, figlio di Armea, la quale morì nel 1934. Quello stesso anno Ugo e Alma si fidanzarono, si sposarono nel ’38 e nel ’42 venne al mondo Carlo, a Udine. Il budino, invece, lo faceva con delle polverine sospette – in via Chiassi – una vicina di casa, la signora Emilia. Era pessimo per sapore e immagine (giallognolo, verdolino, rossastro e arancione a strati) ma per non dispiacere alla Emilia lo si mandava giù, schifati. Ma torniamo al nostro Carlo Poma. Che alla nascita si chiamava Carlo Zanfrognini, come il pittore mantovano, suo zio (nel libro sono riprodotti due suoi quadri: i ritratti della nonna Armea e di Carlo bambino). La genealogia è complessa. Luigi Poma, fratello del martire Carlo, era il bisnonno del nostro Carlo autore del libro. Il figlio di Luigi, l’ingegner Ugo Poma, lasciò l’infedele moglie Bice (dopo un duello con l’amante di lei) e si unì more uxorio con Armea Zanfrognini che gli diede 8 figli, “naturali” i quali presero tutti il cognome della madre a norma di legge allora vigente. Tra questi c’erano il Carlo che diventò pittore e Ugo, il padre del nostro Carlo che ha intrapreso, vincendola, una battaglia legale per acquisire il cognome del padre: così adesso si chiama Carlo Poma, giustamente. Vive a Bologna e – da studioso, cultore di storia, letteratura, musica e lingua italiana – ha raccolto opere, documenti, ritratti e molto altro sul suo omonimo prozio martire e su tutta la famiglia. Documento alla mano (un opuscolo del 1910 di Cesare Poma, console d’Italia a Johannesburg, nel Transvaal, Sudafrica) Carlo dice che i Poma (dal latino “pomus”, mela) sono di origine ebraica. Arrivarono a Roma intorno al 70, anno in cui Gerusalemme cadde sotto i Romani. Nel libro di Carlo Poma non poteva mancare il passaggio a Mantova nel 1930, in viaggio di nozze, del principe Umberto di Savoia insieme alla moglie Maria José, con visita alla chiesa di San Sebastiano, a rendere omaggio alle ossa dei martiri di Belfiore, tra i quali Carlo. (scud)

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