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Fare cultura: nasce la scuola di Palazzo Te

Dal 7 al 15 luglio al via un percorso di nove giornate a tempo pieno e frequenza obbligatoria gestito da tre maestri e aperto a un gruppo di 30 giovani dai 25 ai 35 anni

MANTOVA. Ciò che rimane è il segno di ciò che fu. Ma non basta. Il fu, da solo, resta lettera morta. Il passato remoto del verbo essere va trasformato e coniugato anche al presente. Roma quanta fuit, ipsa ruina docet: nel Rinascimento circolava questa magnifica frase, presa dai libri di architettura di Sebastiano Serlio pubblicati nel 1544. Significa che la grandezza di Roma è manifesta anche attraverso le sue rovine. La usava Vespasiano Gonzaga. Infatti risalta sulla facciata del Teatro all ...

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MANTOVA. Ciò che rimane è il segno di ciò che fu. Ma non basta. Il fu, da solo, resta lettera morta. Il passato remoto del verbo essere va trasformato e coniugato anche al presente. Roma quanta fuit, ipsa ruina docet: nel Rinascimento circolava questa magnifica frase, presa dai libri di architettura di Sebastiano Serlio pubblicati nel 1544. Significa che la grandezza di Roma è manifesta anche attraverso le sue rovine. La usava Vespasiano Gonzaga. Infatti risalta sulla facciata del Teatro all’Antica di Sabbioneta. Nel tardo pomeriggio di ieri, a Palazzo Te, si è fatto un passo avanti, arrivando al progetto di “fare arte” nella contemporaneità.



Due frasi sono illuminanti: una di Gustav Mahler dice che la tradizione è custodire il fuoco e non adorare le ceneri, l’altra di Walter Benjamin che il tempo della storia non è vuoto ma riempito dall’adesso. Verità inconfutabili. Non c’è dubbio che la vita si svolge al presente, sempre e comunque. E che per attrezzarsi a vivere il presente, ad abitarlo, il passato può essere ed è uno strumento molto prezioso. Bisogna conoscerlo e farne tesoro. Per connettere patrimonio culturale (tradizione) e contemporaneità (adesso), dal 7 al 15 luglio aprirà la Scuola di Palazzo Te, un percorso di nove giornate a tempo pieno e frequenza obbligatoria gestito da tre maestri: l’artista visivo Stefano Arienti (nato a Asola, vive e lavora a Milano), dalla poetessa e drammaturga Mariangela Gualtieri (a Cesena nel 1983 ha fondato insieme al regista Cesare Ronconi la compagnia Teatro Valdoca) e dal coreografo e danzatore Virgilio Sieni (nel 2013 è stato direttore del settore Danza della Biennale di Venezia e ha ricevuto la nomina di Chevalier de l’ordre des arts et des lettres dal Ministro della cultura francese) con il supporto di un’unità di ricerca e assistenza formativa offerta dai ricercatori del Te. Il progetto – rivolto a un gruppo di 30 giovani dai 25 ai 35 anni, operatori della cultura e del sociale come artisti, organizzatori, architetti, musicisti, insegnanti – è stato illustrato nella sala dei Tinelli dal presidente del Centro Te Stefano Baia Curioni.

L’iscrizione dei singoli partecipanti avverrà tramite bando e lettera di motivazione: «Chi parteciperà - ha detto Baia Curioni - imparerà a organizzare meglio la cultura, creando partecipazione e sviluppo sociale». Si prevede una struttura composta da momenti monografici (condotti dai singoli docenti a gruppi di studenti specifici), momenti collettivi e momenti pubblici. Il lavoro non prevede prove finali, né consegna di diplomi, verrà rilasciato un attestato di frequenza. L’intenzione formativa della Scuola mette al centro la pratica artistica intesa come esercizio di facoltà educabili: l’attenzione (disponibilità a rivolgersi al reale), l’ascolto (cogliere il senso delle differenze, dei silenzi e delle difficoltà) e la conoscenza tesa alla progettazione e all’azione che conducono alla creazione dell’opera, mettendo a fuoco la tradizione e la storia, come motivi conduttori. Per ulteriori informazioni tel. 0376-369198, mrossi@centropalazzote.it.