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Govan: «Sono nato con la chitarra in mano»

Successo per la clinic del musicista a Castel Goffredo

CASTEL GOFFREDO. La parola è stata la protagonista della clinic di chitarra di Guthrie Govan ieri a Castel Goffredo al teatro san Luigi. Oltre 60 allievi della scuola di musica J. Pastorius di Castel Goffredo, a cui si sono aggiunti un gruppo di fedelissimi delle clinic del comune mantovano (solo un mese sullo stesso palco era salito Stef Burns, la prima chitarra di Vasco Rossi, e solo la scorsa settimana è stata la volta del batterista Will Hunt), hanno assistito alla lunga confessione musicale di un vero talento della chitarra come Guthrie Govan. Leggermente febbricitante il chitarrista inglese si è presentato sul palco del san Luigi con Mario Chiesa, anima di For Freedom Music, l'associazione musicale che cura con la Pastorius gli eventi con i musicisti internazionali che da due anni a questa parte frequentano Castel Goffredo.



«Sono nato con la chitarra in mano - afferma Govan - perché il mio primo maestro è stato mio padre. La prima volta che mi sono esibito in pubblico avevo cinque anni. Tuttavia, gli insegnamenti di mio padre mi hanno messo sulla strada della musica, ma non sono bastati».

Scherza Govan ricordando che le lezioni del padre lo hanno avvicinato al rock 'n roll e al blues, «ma poi la differenza l'ha fatta l'ascolto. Non potevamo permetterci un insegnante di chitarra. I miei maestri sono stati i grandi musicisti che ascoltavo di continuo. Con loro ho appreso tutto quello che so». Govan ricorda che «oggi voi giovani musicisti siete fortunati perché avete internet e così potete accedere a tutta la musica che volete. Non dimenticate una cosa però: l'apertura mentale e il non precludersi mai nessuna forma musicale». Come Will Hunt la scorsa settimana anche Govan, dunque, sprona i giovani musicisti in sala a coltivare la propria passione musicale con l'amore per il suono e per tutti i generi musicali.

«Avevo una allievo che amava il metal. Un giorno l'ho obbligato ad ascoltare George Benson e a capire come suonava cantando e cantava suonando. Il suono è ciò che conta e quello non nasce solo dalla tecnica e dalla conoscenza delle scale armoniche. Sul palco e nelle sale di incisioni la differenza la fa ciò che mettete nelle note che suonate». L'insegnamento più importante, prima di passare ai 'soli' e ai suoni della sua sei corde, Govan lo regala al pubblico ricordando loro che il vero musicista «è come chi impara una lingua. Tecnicamente potrai essere a conoscenza di tutte le regole di grammatica, ma quando parli la tua lingua nativa sai dare colore e corpo al tuo linguaggio.

Ecco, con la musica è la stessa cosa. Suonare deve essere come parlare parlare nella vostra lingua madre». In serata poi Govan si è esibito con i Fakans Group a partire dalle 21 sempre al san Luigi.

Luca Cremonesi
 

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