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Quattordici tele lasceranno i depositi del Te

Importante prestito per la rassegna e, nella villa giuliesca, ci sarà un piccolo prezioso nucleo di dipinti

È soddisfatto Stefano Benetti. Sfoglia i cataloghi dedicati al grande artista, indugia sugli autoritratti, ricorda eventi espositivi del passato, suggerisce particolari di alcune vedute. E alla fine sorride. «Quattordici opere di Domenico Pesenti - anticipa il direttore dei musei civici - lasceranno i depositi del Te per essere accolti nella grande mostra al Diocesano. E sono felice perché, anche in questo caso, rigore scientifico e divulgazione sono i principi alla base di un’iniziativa che ha lo scopo di rendere fruibile un bene prezioso raccontando il talento del maestro». Tele, dunque, che si allontaneranno temporaneamente dai sofisticati sistemi di archiviazione e custodia per incontrare il pubblico e testimoniare tecniche e linguaggi artistici di un’epoca storica. Oltre al prestito, nel centenario della scomparsa di Domenico Pesenti, Palazzo Te parteciperà a queste celebrazioni con un omaggio particolare: l’esposizione straordinaria di un piccolo e prezioso nucleo di opere della propria collezione. I quadri di questa raffinata selezione, curata da Stefano Benetti, Augusto Morari e Daniela Sogliani, saranno accolti nell’Ala napoleonica della villa giuliesca. «Parliamo di opere che non mostriamo da diverso tempo - conferma Benetti - sono passati ben diciassette anni dalla mostra dedicata al “Fondo Pesenti” a Palazzo della Ragione. Opere di pregio che restituiscono momenti significativi della vita artistica di Domenico oltre che i principali temi pittorici che indagò nel corso della sua carriera. Ovvero gli autoritratti, i classici interni di chiese, i paesaggi, il legame con Mantova e Medole e le istantanee di realtà contadina». Una raccolta, insomma, che racconta estro e inventiva di Pesenti oltre che la sua indiscussa notorietà. «Sono opere - conclude - quelle selezionate per Palazzo Te, che testimoniano il suo talento e le ragioni della sua fama. Emblematica in tal senso la bella tela Paesaggio di montagna, del 1907 circa, densa di poesia, riprodotta come immagine-manifesto del cartoncino, anch’esso esposto, che comunica la prima grande mostra retrospettiva dell’autorevole critico d’arte Enrico Somarè, tenutasi a Milano nel 1933 alla Galleria d’Arte». (cdp)

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