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Quondam spiega il Cortegiano partendo dalla prima stesura

Il Cortegiano alla moviola. Anzi al var. Con metafora calcistica Amedeo Quondam – professore emerito di letteratura italiana, a Roma in Sapienza – va alle origini del libro di Baldassarre Castiglione...

Il Cortegiano alla moviola. Anzi al var. Con metafora calcistica Amedeo Quondam – professore emerito di letteratura italiana, a Roma in Sapienza – va alle origini del libro di Baldassarre Castiglione e lo segue in ogni sua fase, partendo dalla prima stesura autografa, conservata dall’anno scorso nell’Archivio di Stato di Mantova, dopo l’acquisto dalla famiglia Castiglioni da parte del ministero dei beni culturali. «Ci sto lavorando da lungo tempo», dice il professore. Da una ventina d’anni, da quando il manoscritto era ancora proprietà della famiglia, i discendenti di Baldassarre. Nel frattempo Quondam, su Castiglione e il suo libro, ha messo a punto numerose pubblicazioni: gli ultimi tre volumi, editi a Roma da Bulzoni nel 2016, entrano in ogni risvolto e recesso frondoso e petroso – quasi 1.700 pagine complessive – insistenti dalla prima edizione del Cortegiano (impressa a Venezia nel 1528 dagli eredi di Aldo Manuzio e da Andrea Torresano, di Asola, il meglio dell’arte tipografica di quel tempo) al manoscritto di tipografia (che si trova alla biblioteca Medicea Laurenziana, a Firenze) fino all'autore mantovano e i suoi copisti, l’editor, il tipografo e a come il libro fu realizzato.

La gestazione, una storia lunghissima e affascinante, Quondam la racconterà domani alle 17 nella sala Ovale dell’Accademia nazionale virgiliana. La conferenza «è legata al rito accademico d’ingresso», dice il professore, nominato di recente accademico virgiliano. «Un contributo scientifico – prosegue – con cui torno sul manoscritto del Cortegiano, un cimelio assolutamente straordinario, la prima composizione, la fase di avvio, una grande fatica». Tormento e fatica, per Castiglione, che di professione non faceva lo scrittore, ma prima l’uomo d’arme e poi il diplomatico. E mentre guerreggiava e recava ambasciate «si portò dietro l’opera, per una quindicina d’anni». In brutta copia, e qualcosa andò perduto. Nel manoscritto conservato nell’Archivio di Mantova «mancano un sacco di carte, è mutilo», dice Quondam. Ma è ugualmente un documento eccezionale, un unicum che segna l’inizio dell’avventura del Cortegiano verso la stampa conclusiva.

Castiglione scrive e riscrive, non sappiamo quanti manoscritti di preciso perché solo cinque si sono conservati, e quello di Mantova è l’unico autografo, di suo pugno. Ogni tanto Castiglione chiama un cancelliere o un copista e gli dice di mettere in bella copia. Poi ricomincia daccapo, «finché non ci si capisce più niente», dice Quondam per sottolineare tormento e fatica non solo di Baldassarre ma anche suoi. L’opera di Quondam, accademico virgiliano, è un monumento a Castiglione.

Gilberto Scuderi

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