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Chagall, speranze per il sì dalla Galleria di Mosca

Palazzi: risposta entro 15 giorni, positiva la disponibilità al confronto sul progetto. Chiesta una quindicina di opere, molte non arrivano in Italia da diversi anni

MANTOVA. La Galleria Tretyakov di Mosca risponderà entro quindici giorni al sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, che nei giorni scorsi ha incontrato la direttrice del museo per chiedere il prestito di alcune opere di Chagall, in vista della mostra sull’artista bielorusso programmata per l’inizio di settembre a palazzo della Ragione.

La missione in terra russa è stata quindi positiva? «Posso dire che è importante che la direttrice di una struttura prestigiosa come la Tretyakov abbia accettato di incontrarci - racconta il sindaco, che a Mosca era accompagnato dal consigliere comunale Giovanni Pasetti -. Non solo: abbiamo illustrato il nostro progetto (la mostra tratterà dei rapporti di Chagall con il teatro ndr) e abbiamo ragionato sulla possibilità di ottenere la disponibilità di diverse opere, circa una quindicina, che in buona parte non si sono spostate dal museo da una ventina d’anni, quindi rappresenterebbero una novità rispetto a quanto è stato visto su Chagall in Italia negli ultimi anni. Per alcune è già stata verificata l’indisponibilità, per motivi di difficoltà di trasporto, altre ancora sono già in prestito altrove».

C’è fiducia in una risposta positiva, almeno parziale? «Per ora posso dire che c’è speranza - spiega Palazzi -, visto che già il fatto di averci voluto ricevere e di avere valutato ogni singola opera, tra dipinti e grafica, è un segnale di disponibilità. Se la speranza possa tramutarsi in ottimismo, lo sapremo presto, anche perché i tempi stringono». L’intenzione del sindaco sarebbe quella di aprire la mostra nella settimana del Festivaletteratura, che va a terminare il 9 settembre, ma in caso di necessità si potrebbe anche slittare di qualche giorno.

Nel frattempo, la giunta comunale ieri mattina ha dato il via libera alla creazione della Fondazione palazzo Te, destinata a creare un unico organismo che sovrintenda alla villa giuliesca, unificando Museo e Centro internazionale d’arte e di cultura. La pratica ora passerà in commissione cultura e, probabilmente il 28 febbraio, in consiglio comunale. «È un passaggio molto importante - commenta Palazzi - perché la creazione di un solo ente che si occupasse sia della conservazione che della valorizzazione del palazzo era sul tavolo da molti anni. Non si tratta solo di un cambiamento formale: è un investimento sulla governance culturale della città, facendo della fondazione un luogo di produzione culturale a 360 gradi».

Nel futuro di palazzo Te continueranno ad esserci mostre? «L’aspetto espositivo resterà importante - risponde il sindaco -. Il punto qualificante è che il Te non sarà, come avvenne in passato, un contenitore che si affitta, si realizzeranno esposizioni realizzate appositamente per Mantova e da Mantova. Un esempio sarà la mostra autunnale su Tiziano e Richter, poi ci sarà Giulio Romano».

Una scelta ben precisa sarà anche quella di mantenere la volontà di apertura nei confronti della città: «Dall’anno della capitale della cultura sono stati sviluppati progetti in collegamento con altre arti - ricorda Palazzi - con eventi che hanno abbracciato tante realtà cittadine».

L’eliminazione della distinzione tra palazzo e Centro Te punta anche a proseguire sulla strada della modernizzazione dei servizi: «Gli interventi su bar, bookshop e Fruttiere - elenca il sindaco - prevedono un investimento di 2,5 milioni di euro, mentre il restauro delle facciate ha visto una spesa di 800mila euro. L’attività di conservazione sarà abbinata a quella di valorizzazione».

Un punto fondamentale è quello delle risorse: «Fino a questo momento - sottolinea Palazzi - il Comune di Mantova assicurava la copertura delle spese di manutenzione, incamerando i due terzi degli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti. La fondazione, invece, avrà una propria capacità di investimento, trattenendo l’intero ricavato da biglietti, assumendosi i costi di gestione del palazzo. Il Comune parteciperà quindi solo alle operazioni culturali legate al palazzo. Come si vede, non è un cambiamento solo formale».
 

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