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Genitori non speciali ma da raccontare

L’autore: «L’eroismo è stare dentro alle cose che viviamo» Sull’America: «Lotta costante tra qualità e spazzatura»

Richard Ford è uno dei maggiori scrittori americani. Torna in Italia - dove, grazie alla lunga amicizia con la famiglia Feltrinelli è di casa - per ritirare il premio de “La Lettura” per il suo “Tra loro”, giudicato il migliore del 2017 da 300 persone che masticano di libri. È a Milano con la sua Kristina, la donna che ha sposato nel 1968, che gli ha permesso di cominciare a scrivere – cercandosi lei un lavoro stabile – e che è la musa di tutti i suoi libri. Intervistato da Sandro Veronesi, suo fan della prima ora, Ford trasmette, una volta di più, la forza straordinaria di chi ha lo sguardo dritto sulla vita e non arretra, perché la vita merita sempre di essere osservata più da vicino. Sono infinite le cose che scorrono di fianco alla nostra esistenza senza che ce ne accorgiamo. E rischiavamo di non accorgerci nemmeno dei genitori di Richard, Parker ed Edna Ford, lei commessa di una tabaccheria, lui per vent’anni commesso viaggiatore. In questo memoriale la poetica della realtà delle cose di Ford, del valore delle cose accadute, rispetto a progetti di trascendenza è più che mai nitida: “Noi siamo qui, dopo tutto - scrive Ford -: il futuro è imprevedibile e pericoloso, ma le vite dei nostri genitori ci confermano e ci aiutano a distinguerci. La mia convinzione nell’irrevocabile mancanza di trascendenza della vita vissuta mi spinge sempre a pensare ai miei genitori”. Dicevamo due persone non speciali, senza speciali progetti se non quello trainante di proseguire insieme la strada, prima soli e poi con un figlio, girando per l’America per lavoro e per vocazione, non avendo dove tornare. “Ho già detto che i miei genitori non erano una coppia cui la storia avesse molto da offrire” scrive Ford. Due tipi così, che si bastavano l’un l’altro, qualche litigata, qualche bevuta, molto lavoro. Ford non cerca la storia ad effetto, non è mai stato nelle sue corde, e nemmeno di impietosirci. Ma un dolore lo racconta: quello della tumulazione di suo padre nella tomba di famiglia, lontano da sua madre, quasi di nascosto. Per due che si sono trovati fuggendo dalle rispettive solitudini, è un esito inimmaginabile e ingiustificabile. Del resto, ancora una volta, è così, come disse in un altro incontro, sempre a Sandro Veronesi, l’eroismo è “stare dentro alle cose che viviamo”. E il finale del libro lo conferma: “Le assenze sembrano circondarci e insinuarsi in ogni cosa. Anche se, nel riconoscerlo, non posso lasciare che sia una perdita o anche un fatto che rimpiango, poiché questa, semplicemente, è la vita: un’altra duratura verità di cui dobbiamo prendere atto”. Sollecitato sul presente della sua America, Ford risponde così a Veronesi: “Sono un americano e abbiamo un deficiente totale come Presidente. Le cose non suono buone o cattive rispetto a chi le guarda. Lo sono e basta. Credo che la qualità sia in costante lotta con la spazzatura. Donald sta mandando messaggi di questo tipo: tu non sei negli Stati Uniti e io ci sono. Ma il mio messaggio è completamente diverso: chi mi scrive, riconoscendosi nelle mie storie, che partono da un paese sperduto del Maine, si riconosce con me in un unico Paese. Sono nato in una cittadina dove le persone non leggevano o scrivevano - continua Ford -. Sono diventato scrittore perché sono stato lettore. L’impatto che hanno avuto i libri su di me è stato fondamentale. Volevo scrivere libri utili. Ho avuto anche insegnanti fantastici come E.L. Doctorow, che mi hanno insegnato il comportamento, non come aprire o chiudere un capitolo. Mi hanno insegnato a non provare invidia, che se le cose vanno bene per un altro, vanno bene anche per te. Essere scrittori è essere umani, corrisponde allo sforzo di vivere una vita insieme agli altri”.

Tina Guiducci

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