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Quando a Mantova Vivaldi ideò le Quattro stagioni

Nel 1718 il compositore in città scrisse l’opera Il coro lancia un progetto per i trecento anni

Vivaldi venne a Mantova 300 anni fa, nel 1718 proprio in marzo. Era stato invitato dal principe Filippo d’Assia-Darmstadt che governava il Ducato dopo la fuga dell’ultimo Gonzaga e il passaggio sotto il dominio di Vienna. Vivaldi arrivava dalla città natale, Venezia, e rimase per due anni e compose varie opere per il teatro di corte. Ma c’è di più, il grande musicista nella nostra città – pare ormai certo – scrisse anche le Quattro Stagioni, pubblicate poi ad Amsterdam nel 1725, conosciute e amate in tutto il mondo e spesso utilizzate negli spot per reclamizzare un prodotto. Chi per ora non ha mai pensato di sfruttare Vivaldi per farsi pubblicità è proprio Mantova che invece ne avrebbe ben diritto. E se fosse arrivato il momento? A celebrare i trecento anni e lanciare l’amo ci ha pensato l’Associazione culturale Pomponazzo che, già alcuni anni fa, aveva chiesto ufficialmente di intitolare ad Antonio Vivaldi una via o una piazza centrale. Finora però il Comune non ha ancora deciso che cosa fare. Bisogna trovare un luogo significativo. «Ma ormai che l’ipotesi delle Quattro Stagioni ideate a Mantova è suffragata dagli scritti di molti musicologi di fama internazionale, la nostra città deve farsi valere e diffondere questa notizia, celebrare il grande musicista e utilizzare la sua fama per il proprio marketing territoriale» osservano Claudia Mantovani e Mauro Patuzzi, presidente e vice della Pomponazzo.

«La nostra associazione – spiega Claudia Mantovani – ha presentato in Comune e alla Fondazione Comunità mantovana il progetto “Gli anni mantovani di Antonio Vivaldi e le Quattro Stagioni, un’opportunità per la Città”. Crediamo infatti che legare il nome di Mantova a quello di Vivaldi e della sua opera più famosa possa costituire un forte traino turistico. Per questo bisognerà porre in atto iniziative mirate con il contributo di esperti del settore. Noi abbiamo pensato di discuterne in un convegno che si terrà in maggio al Teatro Bibiena con la presenza di musicologi, per spiegare l’importanza del periodo mantovano di Vivaldi, e di esperti di marketing del turismo. Ha già dato la sua disponibilità Nicola Zanella. Sarà aperto a tutti e rivolto in particolare alle istituzioni locali, enti e associazioni culturali e di categoria (commercianti, artigiani, settore alberghiero)». La Pomponazzo organizzerà anche due concerti, uno breve al termine del convegno e un altro in giugno, dedicati proprio alle opere composte da Vivaldi a Mantova, comprese le Quattro Stagioni. «Il programma musicale - spiega Claudia Mantovani – lo sta preparando il nostro direttore artistico, il maestro Marino Cavalca, sia per i due concerti che per quello tradizionale di Natale che quest’anno sarà dedicato a Vivaldi. Mentre le musiche composte a Mantova sono tutte di intrattenimento e quindi saranno eseguite a teatro – o forse nella Basilica di Santa Barbara – per il concerto di Natale del nostro coro dovranno essere scelti brani del repertorio religioso di Vivaldi, quindi non mantovano. Il maestro Cavalca ne sceglierà alcuni fra i meno conosciuti nel solco del nostro impegno culturale. Inoltre prevediamo anche altre esecuzioni musicali verso settembre insieme al sopranista Angelo Manzotti, specializzato proprio nella musica barocca e in particolare di Vivaldi». Il turismo a Mantova ha sempre sfruttato i Gonzaga. Non abbastanza la sua storia di piccola capitale della musica. I flussi di conoscenza e quelli della memoria seguono canali particolari. E anche le città, oggi chiamate al marketing territoriale, non sempre sanno costruirsi un’immagine di forte richiamo. Se a Salisburgo tutto parla di Mozart, persino i cioccolatini, Mantova sta cominciando ora a valorizzare il suo passato musicale. Non è molto che si racconta ai turisti di quanto Mozart ragazzino suonò al Bibiena appena inaugurato, durante il viaggio in Italia con il padre.

«L’anno scorso, grazie ai 450 anni dalla nascita, finalmente si è ricordato Claudio Monteverdi – osserva Mauro Patuzzi -, ma di Vivaldi non si parla mai. Eppure le Quattro Stagioni le conoscono tutti».

Maria Antonietta Filippini



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