Quotidiani locali

Nei paesini francesi con la grande regista e l’artista di strada

Il tour in provincia di Agnès Varda e JR a bordo di un furgone Un documentario che conquista per il suo afflato popolare

Agnès Varda, gloria del cinema francese (suoi capolavori sono Senza tetto né legge o Garage Demy), e JR, giovane street artist, salgono a bordo di un furgone, di un cinétrain, che funziona da camera oscura e sviluppa gigantografie, e partono per il Nord della Francia al fine di visitare i villaggi, mescolarsi alla gente del posto, solidarizzare, ritrarla e affiggerne le fotografie sulle pareti di casa, sui muri del paese, o dovunque trovino delle pareti libere. Un gioco, una follia artistica, un voler piacere alle persone comuni che si ritrovano amplificate come le star del cinema o le modelle della pubblicità, oppure un voler demistificare la logica della celebrità, a favore di operai e casalinghe, cameriere e impiegati. Un modo per colorire ciò che abitualmente sembra soltanto desolato grigiore.

Un film semplicissimo, Visages Villages, molto ben girato, con carrellate come ai tempi della nouvelle vague e un montaggio esemplare, in cui si riconosce la mano virtuosa dell’unica Varda. Un documentario che conquista per il suo afflato popolare, come in quella strada di paese, con un’unica abitante, sopravvissuta all’esodo dei minatori, nipote lei stessa di un minatore di cui conserva le fotografie dentro una tinozza, a fine giornata, mentre la nonna lo ripulisce. Un altro incontro memorabile avviene con le maestranza di un’industria chimica, con foto di gruppo dei vari turnisti che divertiti si prestano a posare come a scuola. O su una spiaggia normanna, dove gli abitanti hanno fatto scivolare un bunker tedesco che si è conficcato nella sabbia come un meteorite o una scultura astratta, e vi incollano la foto di un ragazzo, che la marea fa scomparire durante la notte. In alcuni fotogrammi bellissimi quanto fulminanti, Agnès e JR seduti sulla spiaggia battuta dal vento riassumono l’allegoria della vita, che è troppo breve, facendo scomparire le figure con una dissolvenza. E par di leggere Montaigne che consiglia di godere del momento presente, “festina lente” (affrettati lentamente), di vivere nella bellezza, anche se Agnès rivela d’aspettare la morte con curiosità, perché “é la fine”.

La Varda sa stare al mondo con modestia, e inserire note di vivezza dove meno te le aspetti. Lo rivela nei suoi su e giù per la Francia, dalla Provenza a Le Havre, che sono anche un viaggio nel tempo. Si interessa della tecnologia in uso dei trattori, grazie alla quale un solo uomo può attendere a 800 ettari, dove un tempo ne occorrevano almeno 5, o dell’allevamento delle capre a cui si bruciano le corna per la produttività. O ricorda la poesia del marito, Jacques Demy, in quel parapluie in mano a una graziosa cameriera. O elogia nei dock la forte presenza delle mogli degli scaricatori con le cui fotografie decora i containor. Un film simpaticissimo, per le battute che la Varda e JR si scambiano, la complicità ricca di umorismo, a proposito degli occhiali neri che l’artista non vuol mai togliersi, così come Jean-Luc Godard cui fanno visita sulla sponda del lago di Lemano. Ma l’imprevedibile Godard non si fa trovare, deludendo la signora sua amica da lunga data, forse intendendo “destrutturarne” il film. Che in vero viaggia anche su un merci, con i fregi degli occhi e dei piedi della magnifica vegliarda (88 anni).

Alberto Cattini

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