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Con Bissoni se ne va un pezzo di tradizione

Si è spento a 90 anni lo scrittore e poeta dialettale. Recitò con Franca Rame e anche per Vancini

Dove sono i copioni delle sue commedie dialettali? Dispersi. «Forse sono alla Siae» dice la moglie Carla. Alcuni titoli: “Da ‘d là dla diga”, “La lüna la sa sganasa”, “La sansala rabida”, “La sotana dal pret”, “Sansale, caplas e l’ammore”. Albano Bissoni – scriveva di notte, di giorno faceva il falegname – non conservava niente.

«Nella vita ha fatto ciò che ha voluto, si è sempre divertito. Divertiva il pubblico, ma la sua comicità riservava in fondo una morale» prosegue la signora Carla.

Bissoni se n’è andato ultranovantenne il 7 marzo, a Mantova all’istituto Mons. Mazzali. Era nato a Barbassolo di Roncoferraro il 3 agosto 1927. Commediografo, regista, istrione da palcoscenico e molto altro, come attore di teatro (recitò con Franca Rame prima ancora che lei conoscesse Dario Fo) iniziò alla “Campogalliani”, continuando nella parrocchia di Santa Apollonia dove fondò la compagnia teatrale “I nuovi” con cui percorse l’intera provincia e calcò le scene del teatrino dell’istituto Geriatrico, oggi Mazzali: «L’allora direttore Ermes Bertolini glielo concedeva per prove e rappresentazioni» ricorda Gilberto Cavicchioli, nel 1976 fondatore insieme con Bissoni (accogliendo poi Wainer Mazza) del gruppo di cultura popolare “Parlo di libertà” che fino al 1978 si esibì soprattutto alle feste dell’Avanti! (e dell’Unità) in una trentina di spettacoli con puntate a Reggio Emilia e a Milano.

Bissoni fece sue «le tematiche riguardanti il mondo della risaia, della civiltà contadina, delle lotte salariali e di emancipazione sociale, con espressioni di solidarietà verso i meno abbienti» dice Mazza, ricordandolo anche come poeta del Fogolèr sin dalla sua costituzione nel 1972. «Bissoni – ribadisce Mazza – si è fatto valere e conoscere per la sua graffiante scrittura resa ancor più efficace da una recitazione da consumato attore: è anche apparso in spettacoli della televisione nazionale (“I promessi sposi”, ndr) e in film di grande popolarità». Il riferimento è a Le stagioni del nostro amore di Florestano Vancini, del 1966, in cui Bissoni recitò.

Moltissime furono le collaborazioni di Bissoni nei più disparati ambienti e le sue partecipazioni a spettacoli in ambito dialettale con colleghi quali Mario Zamboni (Ciarina), Marino Binaschi, Cavicchioli, Mazza e tanti altri. Con Bissoni se ne va uno dei grandi interpreti della tradizione dialettale mantovana. Un lutto per la cultura. (scud)

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