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I Tarocchi del Mantegna con tanti quesiti irrisolti

L’attribuzione all’artista padovano risale alla fine del Settecento Ora il nome è rimasto ma l’autore è probabilmente ferrarese

I “Tarocchi del Mantegna” in mostra alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Si tratta della più antica e misteriosa serie a stampa realizzata alla metà del Quattrocento in Italia settentrionale, di cui sono in mostra 28 dei 31 fogli giunti alla collezione dell’istituzione milanese, probabilmente già con il nucleo di opere appartenute a Federico Borromeo. L’esposizione, curata da Laura Paola Gnaccolini, propone anche il manoscritto del “Crater Hermetis” dell’umanista marchigiano Ludovico Lazzarelli, che utilizzò alcune sequenze dei “Tarocchi” come fonte di ispirazione per comporre un’opera poetica.

A distanza di tanti secoli restano ancora tanti quesiti irrisolti. È infatti ancora oscuro chi sia stato con certezza l' autore, il luogo di produzione e lo scopo di realizzazione. Riguardo allo stile, le incisioni furono inizialmente ritenute d’influenza fiorentina, alla fine del Settecento, ci si orientò verso il Veneto, proponendo talora addirittura l’autografia di Mantegna. Questa proposta, sebbene in seguito abbandonata in favore di una lettura in chiave ferrarese, restò per sempre legata alla serie.

I cosiddetti “Tarocchi del Mantegna” sono composti da 50 stampe incise a bulino di altissima qualità, caratterizzate da un tratto molto sottile, grande dovizia di particolari, un raffinato sistema di tratteggio incrociato per le ombreggiature, divise in cinque serie di 10 elementi ciascuna, che raffigurano nell’insieme l’uomo come microcosmo e l’universo come macrocosmo. Il fatto che queste incisioni siano per la maggior parte conservate in esemplari sciolti, il formato della stampa simile a quello delle carte da gioco e alcuni soggetti, hanno in passato indotto erroneamente la critica a ritenere che si potesse trattare di un insolito mazzo di tarocchi. Gli esemplari conservati in Ambrosiana sono impreziositi da diversi particolari realizzati in oro in foglia e dall’utilizzo di lumeggiature dorate, in alcuni casi ancora apprezzabili. I “Tarocchi del Mantegna”, in origine si presentavano rilegati all’interno di libri che, a causa del loro successo collezionistico, vennero ben presto smembrati. Per comprenderlo sarà possibile, attraverso una postazione multimediale, osserva l’esemplare conservato nella Pinacoteca Malaspina di Pavia.

Aperta fino all’1 luglio, in piazza Pio XI 2 da martedì a domenica dalle 10 alle 18, chiuso il lunedì. Catalogo Mondadori Electa. Info: 02 806921 o www.bibliotecaambrosiana.it. Paola Cortese

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